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«Se ti do 57 milioni, mi compri un po’ di certificati a sei mesi al 3%?». Potrebbe sembrare una normale telefonata tra investitori finanziari, nella cornice di una ordinaria operazione speculativa, tra soggetti distanti dal rapporto lavoro-guadagno, e decisamente più contigui al rapporto speculazione-profitto. E infatti è una telefonata intercorsa tra un direttore dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù e un funzionario dell’Amministrazione del patrimonio della Santa sede. Sappiamo della esistenza di questa conversazione perché quei 57 milioni erano stati erogati dallo Stato italiano ed erano destinati al servizio sanitario, sicché la Procura di Roma, avendo avuto il legittimo dubbio che potesse essere stata posta in essere una “attività abusiva di investimento finanziario”, aveva avviato un’indagine con qualche intercettazione. Fin dal 1958 il Consiglio di Stato si era occupato del Bambino Gesù, sostenendone la natura privatistica e negando che potesse essere qualificata come struttura pubblica. E comunque l’ospedale, in ogni controversia davanti alle autorità giudiziarie italiane, ha puntualmente invocato il difetto di giurisdizione, affermando di essere un ente che fa riferimento alla Santa sede e opponendosi caparbiamente alla eventualità di poter essere giudicato da giudici italiani. Nel 1989 sono intervenute due sentenze della Cassazione, a sezioni unite, nelle quali gli ermellini hanno affermato, con chiarezza inoppugnabile, che l’integrazione per via convenzionale dell’ospedale Bambino Gesù nel Sistema sanitario nazionale costituisce implicita rinuncia a qualsiasi rivendicazione di immunità giurisdizionale. Detto in altri termini: se prendi i soldi dello Stato italiano, se eserciti il servizio sanitario secondo le regole dello Stato italiano, su territorio italiano e con personale italiano, non puoi sostenere che il giudice italiano non ti può giudicare. Un’altra sentenza chiarificatrice è arrivata nel 2011, quando la Cassazione ha…

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Carla Corsetti è segretario nazionale di Democrazia atea e fa parte del coordinamento nazionale di Potere

al popolo

L’articolo di Carla Corsetti prosegue su Left in edicola


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