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La storia ci racconta dell’audacia, dell’esuberanza dell’ombroso Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia, 1519-1594), nomignolo che gli derivava dal lavoro del padre, tintore di sete e dalla sua modesta statura fisica. Veloce e pungente come un «granello di pevere», sapeva imporsi sbaragliando la concorrenza dei grandi nomi dell’epoca a Venezia, da Tiziano a Veronese come accadde per la Scuola Grande di San Rocco, che alla fine divenne quasi una sua opera monografica. Diventare il pittore ufficiale della Serenissima era la sua massima aspirazione. Quando venne bandito il concorso per il soffitto della sala dell’Albergo in San Rocco, come di regola, molti colleghi si presentarono con schizzi, lui arrivò con l’opera bella e fatta, disposto a regalarla. Difficile rifiutare…Generosità interessata, la sua, ma bisogna dire anche che Tintoretto sapeva bene che il vero valore dell’arte è immateriale.

Ben integrato nella società del tempo, fra spettacoli e mondanità letteraria aristocratica, tuttavia, fu tutt’altro che un artista di corte. I pochi documenti superstiti che lo riguardano così come le opere rifiutate dai committenti ci dicono di un artista che non si faceva comandare, che non ripeteva mai pedissequamente l’iconografia tradizionale imposta, ma ogni volta la ricreava, interrogandosi su quale fosse il focus narrativo ed emotivo della scena, sacra o profana che fosse. Ne è un esempio l’opera che segna il suo passaggio alla maturità, quello spettacolare Miracolo dello schiavo (1548) che nella mostra Il giovane Tintoretto nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia suggella e conclude il percorso espositivo invitando il visitatore a proseguire in Palazzo Ducale con Tintoretto 1519-1594 (entrambe aperte fino al 6 gennaio) un’ampia mostra sul ricchissimo periodo della maturità accompagnata da un denso catalogo Marsilio.

Il miracolo di San Marco o dello schiavo indubbiamente rappresenta un salto di paradigma nel percorso di Tintoretto: è una summa di stili attraversata da molte correnti. Ci sono dentro…

L’articolo di Simona Maggiorelli prosegue su Left in edicola dal 4 gennaio 2019


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