Condividi

«Sono la figlia di Armando Alfredo Lerouc, nato a San Martín in provincia di Mendoza (Argentina) il 13 agosto 1951 e di Marta Elida Lourdes Saroff, nata a San Martín in provincia di Mendoza (Argentina) il 13 febbraio 1950. Intendo riassumere tutti gli elementi a mia conoscenza circa l’uccisione dei miei genitori». Inizia così la testimonianza scritta di María Eva Lerouc raccolta dagli organismi per i diritti umani che a San Juan, una cittadina nel nord ovest argentino, stanno mettendo insieme nuove prove contro l’ex tenente colonnello Carlos Luis Malatto.

Ricercato per 70 omicidi dalla magistratura argentina compiuti durante il periodo della dittatura civico-militare, tra 1976 e il 1981 a San Juan, Malatto vive dal 2011 in Italia dopo aver ottenuto la doppia cittadinanza. Dal 2015 sul suo capo pende anche una denuncia per 4 omicidi dell’associazione 24marzo, e alla fine del 2015 l’allora ministro Andrea Orlando ha autorizzato il processo in Italia in virtù dell’art. 8 del nostro codice penale che consente di processare nel nostro Paese cittadini italiani accusati di crimini di lesa umanità compiuti all’estero.

Insediatosi in Liguria nel 2011, dove almeno fino al 2014 ha svolto il lavoro di giardiniere in una parrocchia del genovese, Malatto scomparve improvvisamente ed è risultato irreperibile fino allo scorso giugno quando è stato rintracciato da due giornalisti di Repubblica al “Portorosa” un lussuoso complesso turistico di Messina. Sequestri, abusi, torture e sparizioni rientravano, come il furto dei neonati, nel Programma di riorganizzazione nazionale. Secondo le testimonianze raccolte già nell’83 dalla commissione Conadep incaricata dal presidente Alfonsin di investigare sulle sparizioni, Malatto ne ha fatto parte insieme al generale Luciano Benjamin Menendez, al maggiore Jorge Olivera e a Eduardo Vic. I tre sono stati condannati all’ergastolo in patria per il sequestro, le torture, le violenze, l’omicidio e la sparizione della modella franco-argentina Marie Anne Erize nel 1976. E nel 2012 l’Argentina ne ha chiesto l’estradizione indicandolo come coautore di torture e omicidi compiuti nella provincia montana di San Juan «da un’organizzazione militare che aveva un piano unitario e sistematico finalizzato alle azioni violente». Ma accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Augusto Sinagra (tessera P2 946), noto per essere stato il legale di fiducia di Licio Gelli, l’estradizione è stata negata. «I miei genitori – prosegue il verbale di María Eva Lerouc che vi proponiamo in esclusiva e che al momento di andare in stampa non è stato ancora sottoscritto ufficialmente presso il consolato italiano in Argentina – erano entrambi militanti della Gioventù Peronista, poi confluiti nell’organizzazione Montoneros. Mia madre era inse…

L’inchiesta di Federico Tulli prosegue su Left in edicola dal 30 agosto 2019


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi