Il Comitato olimpico internazionale ha annunciato ufficialmente che alle Olimpiadi di Rio 2016 gareggerà, per la prima volta nella storia, anche una squadra composta da 10 rifugiati tra i quali uomini e donne di nazionalità siriana, sudanese, etiope e keniota.

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In this May 28, 2016 photo, the judo gi of Yolande Mabika, a refugee from the Democratic Republic of Congo, sits on her bed after she cleaned it at her newly rented apartment in Rio de Janeiro, Brazil. Mabika is hopeful that she will be part of the first ever team competing in the Olympic Games under the Olympic flag, instead of any one country. This week, the two hopefuls will find out whether they made the cut. (AP Photo/Felipe Dana)

Un primo annuncio in merito era stato fatto già a marzo da Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico (Cio): «Vogliamo dare un messaggio di speranza – aveva detto Bach– per tutti i rifugiati del mondo. Questi rifugiati non hanno una nazionale con la quale gareggiare, non hanno una bandiera né un inno nazionale con i quali sfilare all’apertura dei giochi. È per questo che abbiamo deciso di dare il benvenuto a questi atleti rifugiati per farli partecipare alle Olimpiadi con la bandiera delle Olimpiadi e accompagnati dall’inno ufficiale dei Giochi Olimpici»».

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La nuotatrice siriana Yusra Mardini

La nuotatrice siriana Yusra Mardini

A portare la bandiera sarà la giovane Yusra Mardini, nuotatrice siriana di appena 18 anni, che, dopo essere fuggita dalle bombe che stavano distruggendo Damasco ha portato in salvo il barcone con il quale tentava, assieme a altre 20 persone, di arrivare in Europa. L’imbarcazione infatti era troppo carica per galleggiare e così Yusra si è tuffata in mare insieme alla sorella con la quale ha nuotato per oltre tre ore spingendo il gommone fino sulle coste dell’isola di Lesbo.

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In queste foto il suo volto e quello degli altri compagni che la seguiranno in questa impresa a Rio 2016, tra di loro ci saranno anche Popole Misenga e Yolande Mabika, due judoka di 24 e 28 anni provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo (Rdc) che hanno trovato asilo in Brasile già da diversi anni.

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