Salvare il patrimonio edilizio e i beni culturali e impedire lo spopolamento dei territori. Come? Con un piano strategico di studio degli edifici, un corpo di Protezione civile storico-artistica. La parola a sindaci, storici dell’arte, geologi e docenti universitari

Mi fa male il cuore vedere cosa è successo in quei luoghi a cui ho dedicato anni di studio e di ricerca». Intercettiamo il sindaco di Matelica Alessandro Delpriori mentre fa un sopralluogo al monastero dei benedettini del paese marchigiano. Storico dell’arte e autore di un volume su pittura e scultura tra Spoleto e Valnerina, è tra i primi a sollecitare il governo sul futuro dei territori tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Dopo aver scritto una lettera al ministro Franceschini in cui aveva ricordato che «la storia e l’arte qui sono l’identità stessa della popolazione e non salvarle significa cancellare per sempre quell’identità», a Left precisa: «È chiaro, prima di tutto dobbiamo pensare all’incolumità dei cittadini e per questo ci siamo noi amministratori. Io chiedo al Mibact però di pensare al nostro futuro, alla salvezza di un imponente e diffuso patrimonio storico-artistico. Non è un vezzo o un lusso. Noi viviamo di turismo. Se non si mette in sicurezza questo patrimonio significa toglierci qualsiasi tipo di speranza». E se dal ministero fanno sapere che il personale scarseggia e la Soprintendenza delle Marche si ritrova a fronteggiare l’emergenza con due architetti e uno storico dell’arte, il sindaco di Matelica lancia una proposta: «Se manca il personale, diamoci una mano. Io ho già una lista di 50 storici dell’arte tra ordinari, associati, ricercatori, dottorandi e assegnisti di ricerca. Tutti pronti a partire non solo per mettere in sicurezza ma anche per catalogare le opere in pericolo. Si potrebbe costituire un corpo di Protezione civile per il patrimonio storico-artistico. E sarebbe un laboratorio straordinario non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera».

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