Se c’è più neve che umanità, c’è da preoccuparsi davvero. Difficile questa settimana scegliere la storia per voi. Erano più di una, erano tutte importanti. Tutte parlano di voi e di noi. Di voi e di noi parla il terremoto e quello che abbiamo vissuto in questi mesi e in questi anni in cui si è continuato a fare finta di non vedere, a vedere e nascondere, a vedere e a fare male. Per negligenza, incompetenza, ignoranza, delinquenza, c’è un po’ di tutto in questa storia. Allevatori sotto la neve, terremotati sotto la neve, migranti abbandonati sotto la neve. In questi giorni le immagini si fondono e bombardano gli occhi. Un gelo affettivo che diventa fisico e che lascia al freddo. Senza umanità. File di uomini in cerca di un tozzo di pane e di una vita. Non è il ’43, è il 2017 (hanno scritto sulla rete) e siamo in Europa. Un’Europa piena di bufale, come ci dice Emma Bonino, di nuovo in campo per cambiare intanto la nostra di politica. Per cambiare una legge, la Bossi-Fini, e un racconto che non sta in piedi perché se non ci fossero i migranti, se non arrivassero, tra qualche tempo dovremmo andare a prenderceli noi. Allora basta bufale, basta politiche dell’emergenza e Cie. Basta “tappare” le persone in Africa o sotto il mare. Basta muri e muretti. Politi che di accoglienza diffusa sul territorio, allargamento del sistema Sprar, politiche di integrazione legate al lavoro e convivenza con un fenomeno che esiste già e con il quale viviamo da anni. «Perché gli italiani non sono razzisti», lo dice l’ex ministro degli Esteri. «Semmai non amano il disordine», e allora ordine va fatto. Abbiamo “bisogno” di 160mila persone all’anno per dieci anni. Siamo un continente ricco e vecchio. E loro ci servono, banalmente. Occorre solo organizzarsi. Il resto sono balle e balle. E allora Emma la pasionaria lancia la mobilitazione per una Legge di iniziativa popolare, vostra e nostra, che superi la logica dei rimpatri, del mandiamoli a casa loro, perché non è vero che l’integrazione è fallita. Semplicemente non è mai iniziata. Proviamo a spiegarvi come, come tante altre volte, e perché. Ed il perché è in tante altre storie, è persino in Francia, in quello strano personaggio, Benoît Hamon, che ha battuto Manuel Valls e che domenica andrà a ballottaggio al grido di “far battere il cuore alla Francia e far respirare la democrazia”. Ed in effetti, la sensazione spesso è quella, manca il respiro e il cuore sembra aspetti per battere di nuovo.

Ps: Da martedì, di cuore ce n’è uno in più che batte, è nato Giovanni e a lui dobbiamo un mondo senza bufale.

L’editoriale è tratto da Left in edicola dal 28 gennaio

 

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