Questo è il tempo in cui scopriremo la differenza che corre tra l’“avere” un tesoro ed “esserlo”. È il tempo in cui dovremo imparare ad “essere” un tesoro. Un tesoro che sarà casa e carta. Fatto di pensiero e parole. È il tempo in cui dovremo uscire e cercarci. In cui dovremo offrire ciò che siamo. Non c’è più nulla da difendere, né da resistere, c’è da essere tesori. Di pensiero e parole. In un mondo che ha perso tempo e modo. Lo stesso mondo che le donne di 40 Paesi LOTTO marzo rifiuteranno.

Perché questo mondo matto, «questo capitalismo pazzo perché si crede eterno, ed accumula ricchezze che non potrà mai consumare, e si autodistrugge perché distrugge il pianeta che lo ospita… il cancro della terra e dell’umanità» come scrive su questo numero la filosofa Profeti, merita uno sciopero mondiale e merita anche che siano milioni di donne a farlo. Per dirci a tutti che così non va. Non va per niente. Sulle pagine di Left abbiamo scritto centinaia di volte di ingiustizie e violenze, di religione e ragione e dei loro danni perpetrati sulla pelle e sulla mente delle donne, subumane creature da sempre, diaboliche porte del male o, alla peggio, fattrici più o meno fertili. Centinaia di volte abbiamo scritto di Storia e di quale e quanta discriminazione umana siano state oggetto le donne in Occidente. Ed anche il perché.

Perché, ad esempio, non fosse solo e soltanto una questione di diritti mancati. Convinti che il punto fosse proprio quello. La realizzazione delle donne e della loro uguaglianza. Convinti che la Sinistra, quella del futuro, debba passare di lì o non sarà. Perché per ora non è. Oggi le donne continuano a morire di fatica, Chiara Saraceno lo denuncia e accusa la politica. Quella di Sinistra in special modo. E il mondo risponde. Non una di meno. E noi aggiungiamo, semmai sempre Una di più. Una di più libera e indipendente. Libera di incrociare le braccia e sdraiarsi su un prato «per godersi la primavera» come scrive Tiziana Barillà. Mercoledì LOTTO marzo noi lo facciamo. Cerchiamo un prato insieme e “rifiutiamo” questo mondo dove la violenza visibile e invisibile ci viene propinata come destino ineluttabile o caso isolato. O ancor peggio, colpa originaria. Così non è. È un sistema che si è fatto violento nutrito di una cultura violenta che va stoppato. E allora incrociate le braccia con noi, andate per il mondo e raccontate che tesoro possiamo essere.

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