Il punto non è che fanno promesse che non possono mantenere o che, approfittando crescente debolezza del sistema d’informazione, i politici citino solo i dati a loro favorevoli oppure organizzino conferenze stampa che sono dei piccoli show. Quello, volendo, è il gioco delle parti tra politica e giornalismo.

Quello delle fake news, invece – quello a cui dedichiamo la prossima copertina di Left – in edicola, è un altro livello. Lì il politico crea o diffonde notizie false. È un vero e proprio avvelenatore di pozzi, a volte consapevole, altre no. Sempre colpevole, però, complice nel trascinare l’opinione pubblica lì dove spesso la portano le bufale. Verso la diffidenza, l’egoismo, il disprezzo. La paura.

Su immigrazione, Europa, economia e lavoro. Persino scienza e medicina. Qui da noi il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e la destra sovranista di Matteo Salvini sono ovviamente i campioni. Ma, tra strategia ed errore, in molti ci cascano. Un numero inventato, un fatto “alternativo” (come insegna Trump) fa comodo ai più. Anche a Matteo Renzi, ovviamente, che pure, appena di fake news si è cominciato a ciarlare su twitter, ha fatto suo il tema, evidentemente trendy.

Dei numeri del jobs act, vi raccontiamo in edicola, della finta scheda elettorale per il Senato post riforma, quella che per Renzi doveva dimostrare che i senatori, con la sua riforma, sarebbero stati eletti. Una balla. Di Grillo che soffia sul vento anti vaccini, perché casta e nemici sono pure gli scienziati e nessuno è immune, neanche i ricercatori dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia che abbasserebbero la classificazione dei terremoti (!) per interessi oscuri.

Bufala è che in Italia la pubblica amministrazione costi uno sproposito e sia un carrozzone (lo dice sempre Berlusconi, lo ripetono in molti: è un falso, spendiamo meno e abbiamo meno dipendenti pubblici di molti paesi Ue). Poi le bufale sui migranti, quelle che non si contano più. La politica italiana, insomma, ha i suoi bei ballisti. Ma (fortunatamente?) non siamo soli.


Due settimane fa il presidente Trump ha accusato Obama di averlo fatto spiare durante la campagna elettorale. Una notizia falsa senza tema di smentita. Obbiettivo raggiunto dal presidente repubblicano non era quello di mettere sotto accusa il suo predecessore – se non tra i suoi seguaci, metà dei quali già pensa sia un musulmano non nato in America – ma di far spostare l’attenzione dei media che da due giorni titolavano sulle bugie raccontate sui rapporti con la Russia dal suo Segretario alla Giustizia. Un esempio come un altro di notizie false utilizzate come strumento di battaglia politica.

Non è la prima volta, la storia è piena di episodi in cui l’uso di notizie false o non verificate ha determinato crisi, prodotto guerre: il genocidio del Ruanda comincia anche perché una emittente radiofonica, Radio Télévision Libre des Mille Collines, diffonde notizie false sui Tutsi. La radio è pensate per parlare agli strati bassi della popolazione e diffonde un messaggio di odio. Da anni, invece, il pubblico dell’America conservatrice si alimenta di teorie del complotto ascoltando i programmi radio e navigando sui siti degli speaker della talk radio conservatrice. Oggi, il rappresentante più abile e moderno di quel mondo parallelo dei media è lo stratega della Casa Bianca.

Il numero di Left in edicola da sabato 11 marzo  si occupa dell’uso politico delle fakenews e poi di fact checking, cercando di capire come e perché le notizie false stiano diventando uno strumento di battaglia politica e persino geopolitica. Ci occupiamo della crisi di credibilità dei media che è reale ma viene alimentata, ad esempio dalla destra xenofoba francese o dal presidente Trump, che considera i media mainstram il suo primo e più pericoloso nemico. Poi raccontiamo anche come la politica si stia abituando ad un uso delle notizie distorto e manipolato come strumento di propaganda.  Ci occupiamo anche di cosa sia, perché serva e come funzioni il fact checking e raccontiamo la storia della macchina di propaganda russa.


Le Fakenews e la fakepolitica su Left in edicola:

Se la politica è costruita sulle balle di Alessandro Lanni

Dalle microspie di Obama all’invasione islamica: notizie clamorosamente false usate come strumento per giustificare le proprie scelte, consolidare il consenso e alimentare la sfiducia. Un gioco che rischia di travolgere politica e media in crisi d’identità

Fakebusters, vademecum  per cacciatori di bufale di Gabriela Jacomella 

Dentro e fuori le redazioni, verificano e controllano le sparate dei politici, le false notizie scientifiche e le notizie strumentalizzate per fini propagandistici. Guida al fact checking un mestiere non nuovo, oggi messo in discussione ma indispensabile

A Mosca si dice feik, in Europa si dice Mosca di Michela AG Iaccarino

Post, semi, pseudo verità, disinformazione, controinformazione sono racchiuse in un’arte che da sempre alla Moscova si chiama disinformazija, sottogenere della maschirovka, camuffamento, di cui gli uomini nelle auto nere non hanno mai nascosto d’essere maestri

Anche noi abbiamo  i nostri incalliti ballisti di Tiziana Barillà e Luca Sappino

Grillo predilige la scienza e la salute, dai vaccini ai terremoti. Renzi l’economia e il lavoro. Salvini, ovviamente, gli immigrati e l’euro. Ma di fake news in Italia ne girano parecchie. Alcune pericolose, altre solo incredibili

Balle&politica. Ne parliamo sul numero di Left in edicola

 

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