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Mai stata ambientalista in vita mia. Ho sempre fatto una fatica immensa a concentrarmi sull’ambiente soltanto. Per anni ho vissuto senza quello che mi circondava. A meno che non lo dovessi studiare. L’atteggiamento era certo di distacco. Più importanti gli uomini di piante, fiori e frutta. Di laghi e mari. Quelli erano sempre lì e sempre uguali. Gli esseri umani no, li dovevi cercare. E spesso non li trovavi, e non erano mai uguali. Tutte le energie erano lì. Poi gli ulivi, la gente che si aggrappa, che si rifiuta e che difende la propria terra. E prima le trivelle e il mare. E prima Taranto, l’Ilva e il cancro. E poi la connessione inevitabile tra vita umana e quello che la circonda. Tutto si intreccia perché tutto è intrecciato. Se rovino quello che mi circonda, distruggo qualcosa. È meno grave distruggere la natura di un altro essere umano? “Certamente” verrebbe da dire, ma se poi questa distruzione materiale diventa distruzione di altri esseri umani? Ilva Taranto cancro…

Allora ho pensato che dovevo unire due amori. Quello per un uomo o una donna o un bambino e quello per il sole, per il mare, per la montagna, per gli ulivi e per la terra rossa. Perché poi il nodo è questo. Come si uniscono due amori? Forse desiderando per quell’uomo, quella donna e quel bambino il sole, il mare, la montagna e gli ulivi più belli e più sani che si siano mai vissuti. Forse si fa così. Immagino il filo dell’amore, quello che si prova quando si guarda un bambino, un uomo, una donna, e quello che cerca un mondo bello abbastanza perché quel bambino (o ogni essere umano di oggi e di domani) non si debba ammalare ma anzi possa godere di un sacco di cose belle. Io per ora ho fatto così, poi ho trovato un condirettore che mi “appassiona” con l’ambiente, che mi spiega l’ozono troposferico e mi racconta che sua figlia non entra da McDonald’s. Ma soprattuto che sua figlia non ci vuole entrare da McDonald’s perché le patatine fritte le fa con lui (per ora!).

Ma a parte tutto questo, la storia è seria. Trump taglia i fondi per l’ambiente, rompe gli accordi sul clima di Parigi, mette in difficoltà il mondo mentre l’Italia continua ad essere codarda. Il G7 sull’energia è alle porte e il ministro Calenda si limita a fare il suo “minimo sindacale” presentandosi con un documento mediocre. Noi proviamo a spiegarvelo, proviamo a raccontarvi del 2012 e dell’uragano Sandy, proviamo a dirvi che se continuiamo così, presto saremo con l’acqua alla gola. E invece è ora di fare la rivoluzione green. E poi pure blue.

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