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Ho letto la storia di Primo Levi centinaia di volte, ho letto i libri di Primo Levi in ogni stagione vissuta sin qui della mia vita, e sento ancora quel tonfo per la tromba delle scale, forte, di quel giorno d’aprile di trent’anni fa, quando ho saputo che quella era la fine di Primo Levi. Perché il nero era tornato e aveva tolto tutta la luce. Sono trent’anni quest’anno che è morto Primo Levi. E quando ho letto questa sua vita disegnata che vita non è, come scrive l’autore Matteo Mastragostino nella postfazione («Questo fumetto non è la storia di Primo Levi, una sua biografia, ma è la storia del mio Primo Levi… e con questa storia chiudo il cerchio di una notizia sentita trent’anni fa, che mi è rimasta incollata nell’anima»), ho pensato che fosse un piccolo capolavoro. Tutto segno nero. Aggrovigliato. Che racconta di un momento facendone esplodere cento.

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IL FUMETTO
Dal 13 aprile sarà in libreria Primo Levi, testo di Matteo Mastragostino e disegni di Alessandro Ranghiasci. Una rilettura personale dello scrittore torinese scomparso l’11 aprile 1987. Pochi mesi prima di morire Levi aveva visitato la scuola elementare di Ranghiasci, parlando dell’orrore di Auschwitz. E oggi anche quella memoria riaffiora nella graphic novel pubblicato da BeccoGiallo.

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