Comunque Left è una cosa misteriosa. Esci da un teatro e pensi che la sinistra non può neanche perdere perché proprio non esiste. In Italia. Poi alzi il naso, incontri Owen Jones, parli per qualche ora, vedi un cortometraggio su Gramsci e la sinistra di una giovane regista che ha girato mezza Europa alla ricerca della sinistra, intervisti uno spagnolo e una band che dice di essere un collettivo, Lo Stato sociale, e hai la certezza immensa che quell’idea di Left da cui eri partito è proprio giusta. Insindacabilmente giusta. L’intelligenza ci renderebbe pessimisti, lo diceva Gramsci, ma la volontà ci rende ottimisti, è proprio così. Cos’è la sinistra? Interesse per gli altri. Per la realizzazione degli altri. Di tutti, quanti più possibile. A Giorgia Furlan che gli chiedeva se c’è ancora speranza quelli de Lo Stato Sociale hanno risposto così: «C’è per forza. Non voglio pensare, come diceva Monicelli, che la speranza è una truffa. Dobbiamo cominciare a ripensare al futuro, ricominciare a ricostruire l’utopia. Sembra solo filosofia, una cosa alta, poco concreta, in realtà è una pratica quotidiana che inizia con piccoli gesti a favore della collettività. Quando la collettività sta meglio anche il singolo sta meglio». E come lo facciamo? Vi invito a trovare nei nostri pezzi le citazioni di Albert Einstein, fondamentali a tal proposito, e a seguire i consigli del “collettivo musicale”: «Come spiegava Italo Calvino, dobbiamo imparare a comunicare in maniera semplice i concetti difficili», altrimenti «non andremo mai da nessuna parte, rimarremo per sempre ombelicali». Ce lo ha ripetuto anche Owen Jones che ci ha detto «guardate bene a Podemos e al loro modo di comunicare con la gente». Occorre “ritrovare le parole” nel rispetto di idee giuste, anche datate. Ed in effetti, lo scrive Tiziana Barillà, in Spagna corrono, a Barcellona è nato Un país en comú, il partito unito della sinistra catalana, e ha in mente di realizzare: «Un nuovo modello economico ed ecologico fondato sul bene comune, un modello di benessere per una società giusta ed egualitaria, un Paese fraterno in tutti i suoi ambiti, una rivoluzione democratica e femminista per costruire un Paese inclusivo in cui tutti trovino il loro posto» e non ci sembrano solo parole. Allora iniziamo dal Quote, con Rosa Luxemburg e chiudiamo con Misty Copeland. In mezzo trovate la nostra idea misteriosa di sinistra che non può essere più italiana o inglese o spagnola. Che è già europea e presto guarderà al mondo. [su_divider text="In edicola " style="dotted" divider_color="#d3cfcf"]

L'editoriale è tratto dal numero di Left in edicola

 

[su_button url="https://left.it/left-n-15-15-aprile-2017/" background="#a39f9f" size="7"]SOMMARIO[/su_button] [su_button url="https://left.it/sfogliatore/singolo-numero.php?edizione=15&anno=2017" target="blank" background="#ec0e0e" size="7"]ACQUISTA[/su_button]

[su_divider text=" " style="dotted" divider_color="#d3cfcf"]

Comunque Left è una cosa misteriosa. Esci da un teatro e pensi che la sinistra non può neanche perdere perché proprio non esiste. In Italia. Poi alzi il naso, incontri Owen Jones, parli per qualche ora, vedi un cortometraggio su Gramsci e la sinistra di una giovane regista che ha girato mezza Europa alla ricerca della sinistra, intervisti uno spagnolo e una band che dice di essere un collettivo, Lo Stato sociale, e hai la certezza immensa che quell’idea di Left da cui eri partito è proprio giusta. Insindacabilmente giusta. L’intelligenza ci renderebbe pessimisti, lo diceva Gramsci, ma la volontà ci rende ottimisti, è proprio così. Cos’è la sinistra? Interesse per gli altri. Per la realizzazione degli altri. Di tutti, quanti più possibile. A Giorgia Furlan che gli chiedeva se c’è ancora speranza quelli de Lo Stato Sociale hanno risposto così: «C’è per forza. Non voglio pensare, come diceva Monicelli, che la speranza è una truffa. Dobbiamo cominciare a ripensare al futuro, ricominciare a ricostruire l’utopia. Sembra solo filosofia, una cosa alta, poco concreta, in realtà è una pratica quotidiana che inizia con piccoli gesti a favore della collettività. Quando la collettività sta meglio anche il singolo sta meglio». E come lo facciamo? Vi invito a trovare nei nostri pezzi le citazioni di Albert Einstein, fondamentali a tal proposito, e a seguire i consigli del “collettivo musicale”: «Come spiegava Italo Calvino, dobbiamo imparare a comunicare in maniera semplice i concetti difficili», altrimenti «non andremo mai da nessuna parte, rimarremo per sempre ombelicali». Ce lo ha ripetuto anche Owen Jones che ci ha detto «guardate bene a Podemos e al loro modo di comunicare con la gente». Occorre “ritrovare le parole” nel rispetto di idee giuste, anche datate. Ed in effetti, lo scrive Tiziana Barillà, in Spagna corrono, a Barcellona è nato Un país en comú, il partito unito della sinistra catalana, e ha in mente di realizzare: «Un nuovo modello economico ed ecologico fondato sul bene comune, un modello di benessere per una società giusta ed egualitaria, un Paese fraterno in tutti i suoi ambiti, una rivoluzione democratica e femminista per costruire un Paese inclusivo in cui tutti trovino il loro posto» e non ci sembrano solo parole. Allora iniziamo dal Quote, con Rosa Luxemburg e chiudiamo con Misty Copeland. In mezzo trovate la nostra idea misteriosa di sinistra che non può essere più italiana o inglese o spagnola. Che è già europea e presto guarderà al mondo.

L’editoriale è tratto dal numero di Left in edicola

 

SOMMARIO ACQUISTA