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Gli adolescenti si ribellano. Sempre. Hanno la necessità di ribellarsi ai genitori e alla società. È qualcosa che viene da dentro che li spinge a voler essere grandi e forti. Perché in effetti, grandi e forti, lo stanno diventando. L’adolescente non vuole parlare di quello che non va. Vuole tenere per sé il sentire. Non vuole che qualche ragionamento pratico degli adulti lo distolga da quel sentire speciale che sta nascendo dentro di sé. Il primo amore è quanto di più unico e speciale esista per ogni adolescente. Mette alla prova tutto se stesso e se stessa. È un amore senza confini di spazio e di tempo. È qualcosa di totale ed è la scoperta insieme all’altro essere umano diverso da se stessi… di se stessi.
Possono essere anni splendidi e straordinari. Oppure no. Per rapporti che non hanno funzionato e che non funzionano, quel sentire speciale può non esserci o esserci poco, in maniera non sufficiente per fare la ribellione in maniera bella e il rapporto con il diverso da sé.
Domenica 21 maggio a Torino ho ascoltato un’adolescente raccontare con poche essenziali parole la storia di un amore infinito. Della ribellione e del comprendersi senza necessariamente parlare. E ho visto migliaia di persone raccolte ad ascoltare ed emozionarsi. Vorrei ringraziare Lorenzo Fagioli, che ha il grande merito di aver voluto organizzare l’evento di presentazione della seconda edizione di Istinto di morte e conoscenza nella forma di un omaggio al suo autore, Massimo Fagioli, lo psichiatra dell’Analisi Collettiva. È stato un evento straordinario. Consiglio caldamente al lettore che non lo abbia visto di andarselo a guardare (si trova su segnalazioni.blogspot.com). Perché si può comprendere meglio che con mille parole quale sia l’enorme lavoro che ha fatto Massimo Fagioli.
Il primo capitolo di Istinto di morte e conoscenza di Fagioli si apre con un incipit che dice della sua lotta dei successivi 47 anni: il problema dell’assenza. E si può leggere subito come non si può combattere l’assenza soltanto con la presenza. Perché è necessario comprendere cosa sia che fa l’assenza.
Ma, per iniziare, una presenza che includa gli affetti è necessaria. La cosa che Fagioli ha sempre combattuto in tutta la sua vita è stata l’anaffettività: quella dimensione interna, il più delle volte inconscia, di assenza di affetti nel rapporto con l’altro che ha alla sua base la pulsione di annullamento. Quella dimensione che fa una presenza che in realtà è assenza. Una presenza fisica che non corrisponde ad una presenza psichica.
L’anaffettività, quella mancanza di affetti che fa avere un rapporto con gli altri apparentemente interessato e affettuoso ma che invece nasconde una freddezza. Quella realtà interna che non permette di capire il senso vero della ribellione dell’adolescente.
Domenica 21 maggio una ragazza di 16 anni ha raccontato di come sia possibile comprendere un adolescente che sta sulle sue, perché non gli va di parlare. Perché non è il momento, perché non vuole, perché nessuno lo può comprendere. Ed è giusto così. L’adolescente è un ribelle e quando la ribellione riesce diventerà un adulto che avrà un rapporto bello e affettivo con gli altri esseri umani perché avrà una capacità di amare. È quella la ribellione che tutti gli adolescenti vogliono fare. Riuscire a realizzare la loro capacità di amare. Molti, la gran parte, riusciranno. Altri no, perché hanno incontrato nel passato una regina della notte che li ha usati per il suo scopo di vendicarsi del torto subito, nel tentativo di vendicare la propria invidia, il proprio odio e la propria incapacità di amare. La madre anaffettiva che fa ammalare, che fa perdere il significato della vita. Se fosse una favola di Walt Disney la regina della notte sarebbe semplicemente la strega cattiva.
Ma Mozart le fa cantare una delle arie più belle che ha mai scritto. Perché? Cosa può avere di bello una donna fredda e cattiva? C’era forse l’intuizione o la speranza dell’artista-genio che l’anaffettività non è la vera realtà della donna? Ci sono voluti più di 3 secoli ma oggi possiamo affermare che Mozart aveva ragione. Un altro genio ci ha mostrato con il suo lavoro di una vita che la realtà della donna non è l’anaffettività ma può essere la capacità di amare.

L’editoriale è tratto dal numero di Left in edicola

 

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