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«Chi amministra deve pensare al consenso, ma quando si tratta di bambini uno può perdere le elezioni, non può perdere l’umanità». Antonio Decaro, «assolutamente favorevole allo ius soli», è presidente dell’Anci ma preferisce parlare a titolo personale come sindaco di Bari, perché, dice, in Italia ci sono 8mila comuni e ogni primo cittadino «ha la propria sensibilità e posizione politica». La sua, l’ha dimostrata a metà luglio, quando al porto di Bari ha attraccato una nave con 643 migranti a bordo. «La nostra è una città accogliente, qui 25 anni fa si è verificato il primo grande flusso migratorio, con ventimila albanesi sbarcati tutti insieme». Ma stavolta qualche problema c’è stato – racconta – dopo l’appello rivolto ai suoi concittadini per chiedere cibo e vestiti per le persone appena arrivate. «Nonostante le polemiche di quei giorni sono stato orgoglioso di essere stato il sindaco di un Paese che non ha sbattuto la porta in faccia a un bambino appena nato durante il viaggio in mare. Ricordo quel momento: era in mezzo ai migranti, in braccio a un volontario e, nonostante quel giorno ci fosse un sole accecante, quel bambino ha aperto gli occhi. Io ero lì, per me è stato come se fosse nato una seconda volta» sottolinea Decaro, eletto nelle file del Pd, ma che adesso, precisa, è «solo sindaco, senza tessera di partito». I tempi sono cambiati da quando nel 2011 Graziano Delrio, allora primo cittadino di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, guidava la campagna di raccolta firme per l’Italia sono anch’io. Adesso lo ius soli viene agitato come spauracchio dalla destra per incutere paure senza senso, tra minacce di invasioni e malattie. E mentre i titoli dei giornali di destra salutano con un “Ciaone” la legge sulla cittadinanza rimasta al palo, il centrosinistra si dimostra impotente nel condurre una battaglia culturale per una legge simbolo di democrazia. Come è noto, alla ripresa dei lavori al Senato dove la legge è ferma, il capogruppo Pd Zanda ha preferito non calendarizzarla nel mese di settembre per «mancanza di numeri». Eppure il Pd nella campagna elettorale del 2012 con Bersani segretario aveva messo come primo punto proprio la legge sulla cittadinanza. Perché abbandonare 800mila giovani italiani senza cittadinanza, nati in Italia o arrivati qui da bambini? «Lo ius soli è finito in un binario morto all’interno di uno scambio di potere con Angelino Alfano legato all’accordo sulla legge elettorale e sulle elezioni in Sicilia», afferma Arturo Scotto deputato di Mdp. Poiché Ap di Alfano aveva votato la legge alla Camera, dice Scotto, «mi sarei aspettato che che il Pd facesse un appello al centrodestra invece di rinunciare». Di rinunce a una propria autonomia….

 

L’articolo di Donatella Coccoli prosegue su Left in edicola


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