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Prima gli sfruttati! La risposta di Potere al popolo alle suggestioni sovraniste della coalizione giallo-verde è tutta qui, in tre parole – il contrario del primato nazionale evocato da Salvini – che scaturiscono dal tavolo sui conflitti e i mutualismi, uno di quelli che ha aperto la due giorni dentro i locali dell’ex Opg di Napoli. È qui, dove è scoccata la scintilla che ha consentito questo processo politico, che centinaia di persone sono arrivate da tutta Italia lo scorso fine settimana per l’assemblea nazionale, la più lunga e impegnativa da quando – sei mesi prima – Pap s’è manifestato la prima volta in un teatro romano che s’era riempito di delusi del Brancaccio e di settori che non avevano mai creduto, invece, alla suggestione di una riaggregazione ennesima della sinistra guidata proprio da Bersani e D’Alema.

«Sono stati due giorni immensi, ricchi di emozioni e suggestioni che hanno contribuito ad un dibattito importante: come continuare? Come migliorare?», dirà alla fine Viola Carofalo, la portavoce nazionale di Pap, mentre la piccola folla di militanti sciama dall’ex convento francescano del XVI secolo su un colle del quartiere Materdei che, per 75 anni, è stato un manicomio giudiziario fino a quando, nel 2000, fu dichiarato inagibile e infine occupato da un collettivo di universitari che sarebbe diventato Je so’ pazzo. I segni delle nuove funzioni – ambulatorio, scuola popolare, sportello legale per i migranti, radio, bar, atelier ecc… – si sovrappongono ai resti del dolore e della prigionia. Una metafora evidente dei lavori in corso in tutta Italia, di nuova socialità intrecciata all’azione politica.

Almeno seicento persone erano stipate in quello che resta dei gabbioni delle ore d’aria, per l’assemblea plenaria finale, che si chiude con l’annuncio «delle linee guida – continua Carofalo – che da qui in avanti definiranno Pap: una campagna immediata di adesione individuale, che possa permettere a tutti di partecipare e finanziare Potere al popolo (l’adesione costa dieci euro l’anno); una piattaforma online che integri e non sostituisca le assemblee territoriali, cuore del nostro progetto; uno statuto da scrivere collettivamente, imperniato sulla democrazia e la trasparenza assolute».

La campagna di adesioni sarà una campagna politica, «che servirà a…

Il reportage di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola


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