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Quando si è piccoli e si ha la fortuna di avere i nonni o gli zii che vivono in campagna, si cresce con la memoria di alcuni momenti irripetibili. Svegliarsi la mattina e bere una tazza di latte fresco, prendere le uova direttamente dal pollaio mentre si rincorrono le galline oppure raccogliere i pomodori dell’orto da mettere nell’insalata per il pranzo. Si cresce con la spensieratezza di quei giorni vissuti in mezzo alla natura. Eppure dietro tutto quello star bene dei più piccoli, c’è dietro la fatica immensa che fanno i grandi per tenere in piedi tutto quanto. Nel film I Villani ritroviamo la fatica, ma anche la passione che contadini e pescatori mettono nel coltivare un pezzo di terra, nel produrre dei prodotti genuini, nell’allevare il bestiame in un certo modo. Passione che va oltre le leggi del mercato. Il film inizia con una rapida presentazione dei personaggi all’alba, attraverso una forte caratterizzazione degli spazi in cui lavorano. Un viaggio che percorre l’Italia da Nord a Sud: Sicilia, Puglia, Trentino e Campania e si immerge nella vita di Totò, Luigina, Modesto e dei fratelli Santino e Michele. «I personaggi – racconta a Left il regista, Daniele De Michele – sono stati scelti dopo centinaia di interviste. Per cinque anni ho girato l’Italia intera tra campagne, porti, allevamenti, cucine perse in luoghi remoti. L’idea era di mostrare che la cucina italiana si fosse costruita nei secoli attraverso un meccanismo di condivisione delle conoscenze da parte del popolo e che dunque ogni persona avesse in se gli strumenti di riproduzione di quel sapere».

Il viaggio prosegue raccontando il modo di vivere dei personaggi, persone semplici, ma con una grande umanità. «Sono persone generose, orgogliose, consapevoli della battaglia in corso con la modernità e della determinazione che ci vuole per affrontarla» prosegue De Michele. «Hanno scelto di fare ciò che amano a costo di morire di fame, perché per loro è giusto così pur di non vedere il loro sapere e le loro terre distrutte da veleni, cemento, schiavismi, omologazione».

Dall’alba al tramonto in compagnia dei personaggi non solo durante il lavoro, ma anche nei momenti di svago come quando vediamo Totò, il cantastorie che ci incanta con la sua musica. Il tutto contornato da una fotografia bellissima e attenta ai dettagli. Questi personaggi li ritroviamo in tutta l’Italia, ma anche in ogni parte del mondo.

«Viaggiando molto – racconta il regista – mi è capitato di fare interviste a nonnine di tantissime nazioni diverse. I processi cognitivi all’origine del cucinare sono gli stessi in qualsiasi parte del mondo. Ho assaggiato cose con similitudini sorprendenti in luoghi a migliaia di chilometri di distanza. Per tale ragione ho spesso lavorato, soprattutto in Francia, sul tema del meticciato. La cucina è figlia di continue evoluzioni grazie alle influenze di altre culture. L’intera cucina italiana si basa su questo assioma. In questa epoca, in cui le società si incontrano e scontrano a ritmi vertiginosi, è affascinante vedere che l’occidente smemorato, per rigenerarsi, ha bisogno di ispirazione da culture che hanno conservato meglio la loro identità culinaria. Per fortuna la cucina italiana è meno razzista del popolo italiano e diventerà ancora più meticcia di quanto già sia».

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I Villani, un film di Daniele de Michele Aka Donpasta. Dal 14 novembre al cinema

sceneggiatura: Daniele De Michele, Andrea Segre, fotografia: Salvatore Landi, montaggio: Donatella Ruggiero, musica: Marco Messina, Sasha Ricci, suono: Luca Ranieri, produzione: Malia, produttori: Giorgio Magliulo, Alessandra Acciai, co-produttori: Antonio Badalamenti, Davide Nardini.

In collaborazione con: Rai Cinema, in associazione con: Evernex Italia, Unipol Banca, Blumax

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