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«Viareggio è una città strana, a volte sembra rimpiangere il passato come una nobile decaduta, altre è un corpo ribelle nel quale scorre una vena libertaria. Così il 2 maggio del 1920 quando l’uccisione di un tifoso da parte delle forze dell’ordine provocò una rivolta, guardie rosse improvvisarono barricate per impedire l’accesso all’esercito e sul Municipio sventolava la bandiera nera dell’anarchia. O il 3 febbraio del ’67 quando la polizia caricò senza motivo un corteo di studenti e tutta la città assediò il commissariato», ricorda Tiziano Domenici, uno dei viareggini solidali con l’associazione dei familiari delle vittime del 2009. Ed è proprio quell’anno che cambia tutto.

«C’è una data e un’ora, tuttavia, che segnano un prima e un dopo: le 23.48 del 29 giugno 2009 quando un treno carico di Gpl deragliò nei pressi della stazione innescando un gigantesco incendio che provocò la morte di 32 persone. Da allora niente è come prima. Ogni 29 giugno si grida la voglia di giustizia mentre i treni azionando le sirene ci ricordano che ci sono anche i ferrovieri a portare avanti questa battaglia», continua Domenici ricordando come i familiari delle vittime siano «persone normali che di queste cose non si erano mai occupate. Sono diventate esperti di sicurezza ferroviaria ma questo non sarebbe stato possibile senza la mobilitazione dell’intera città».

Daniela Rombi e gli altri ricominceranno il 13 novembre il via vai in tribunale, per il processo di appello, stavolta a Firenze. Anche la prima volta, sei anni fa, era iniziato un 13 novembre. Anche…

L’articolo di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 9 novembre 2018


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