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Diceva Luigi Di Maio, con la sua solita postura di chi deve addirittura abbassarsi alle domande dei giornalisti: “stasera si decide”, ci diceva che sicuramente Conte avrebbe trovato la soluzione.

“O sì o no, non esiste altra soluzione, non esiste il forse” ci diceva Salvini, che a sintetizzare per confezionare titoli buoni come slogan ormai è un consumato maestro. Si sono riuniti, un tempesta neuronale, e alla fine hanno deciso forse. Hanno deciso che bisogna prima parlarne con la Francia (e chissà la Francia come sarà accogliente e disponibile a parlare con noi, dopo che Di Maio e Di Battista hanno portato la solidarietà a chi sgozzerebbe volentieri un ministro). Anzi, hanno deciso che c’era qualcosa che non andava, come al solito. Guardate. Sembra una barzelletta anche se non fa ridere nessuno. Non riescono a decidere su nulla perché sono un governo che si basa sul nulla che non sia semplicemente l’occupazione dei posti di potere. Si sono riuniti per cinque ore. Cinque ore. Si riesce quasi a finire una partita a Risiko in cinque ore e invece niente. Sul Tav, scrivono,  “sono emerse criticità” che impongono “un’interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto”. Per fare cosa? “Verificare la perdurante convenienza dell’opera alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia“.  E quindi sondare “la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali”.

Rimandare è l’unico ideale politico quando due persone si guardano in faccia e non sono d’accordo ma nessuno dei due ha il coraggio di rompere la relazione. In tutto questo TAV non c’entra, è solo la pietra angolare di un muro storto dalle fondamenta.

Leggete la nota della Presidenza del Consiglio:

Ieri sera si è svolta una riunione sulla Tav coordinata dal Presidente del Consiglio Conte, alla presenza dei Vicepresidenti Di Maio e Salvini, del ministro Toninelli, dei sottosegretari Rixi e Siri, del capogruppo Patuanelli e del senatore Coltorti.

La prima parte della riunione è stata dedicata ad approfondire l’analisi costi-benefici acquisita dal Mit, analisi che è stata illustrata dai componenti della Commissione Ramella e Beria. Sono intervenuti in questa fase vari altri esperti che hanno affiancato i membri del Governo e hanno contribuito a sviscerare i contenuti dell’elaborato tecnico in tutti i suoi aspetti.

La riunione è poi proseguita alla presenza della sola componente “politica”, che ha approfondito tutte le più ampie implicazioni – di ordine politico, sociale ed economico – del progetto infrastrutturale. La riunione è proseguita sino a notte inoltrata. All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea. A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici,  originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno  necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale.

E la cosa più divertente sono i giornalisti che ancora li prendono sul serio. Buona fortuna. Buon lavoro.

 

Buon venerdì.

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