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Mentre in Francia non si sognerebbero mai di fare un governo con il partito di Le Pen e in Germania con AfD, in Italia il presidente del Consiglio ha sparigliato tutto. Legittimando la Lega tra le forze europeiste. Con ripercussioni su noi e l’Unione

Tutti a discutere di Mario Draghi austero o keynesiano ma la vera mossa fatta dal banchiere è politica: sdoganare la Lega. In questo va oltre Silvio Berlusconi che fece cadere la conventio ad excludendum sugli ex missini.
Lo sdoganamento di Matteo Salvini non avviene dentro una coalizione di centrodestra ma addirittura in un governo del Presidente e in cui siedono tutti, o quasi. Quelli dell’“Italia non si Lega” stanno ora nello stesso Consiglio dei ministri con la Lega. Si dirà che già accadde con Mario Monti. Ma la situazione è diversa. Allora si veniva da un governo Berlusconi e la Lega non aveva né la forza né il profilo che Salvini le ha costruito in questi anni. La mossa di Draghi è poi destinata ad avere effetti anche nell’Unione europea. Difficile pensare che un mister Europa per eccellenza qual è l’ex presidente della Bce non abbia pensato alle conseguenze europee di questa sua scelta.

La Lega a Bruxelles ha fatto un percorso che l’ha portata dalla collocazione degli esordi con i liberali, ai non iscritti, all’alleanza con Nigel Farage, a quella odierna, con Le Pen e l’AfD tedesca. Un gruppo di populisti e destre considerato dalle logiche di Bruxelles “non alleabile” come non alleabili sono diversi dei partiti che lo compongono nei loro Paesi. La scelta di Draghi dunque non è di poco conto.
Anche perché a settembre Merkel darà l’addio al cancellierato. Draghi potrebbe essere a quel punto il principale leader europeo naturalmente tenendo conto dei rapporti di forza che relegano comunque l’Italia dietro Germania e Francia. In Germania la scelta per il dopo Merkel nella Cdu è caduta su Armin Laschet il candidato più continuista e alieno ad aperture all’estrema destra dell’AfD. Che abbia però la forza di diventare anche candidato cancelliere e di mantenere la chiusura a destra è tutto ancora da vedersi. Le spinte nella Csu bavarese, alleata della Cdu, e nella stessa Cdu a far cadere il veto sono molto forti. Già qualche mese fa in Turingia la Cdu locale accettò una convergenza con AfD in chiave anti Linke salvo venire smentita dai vertici nazionali e dover far rapidamente marcia indietro. Per altro il tema del cambio di maggioranza in Germania è ampiamente discusso vista la stanchezza della formula della grande coalizione tra socialdemocratici e democristiani, per altro divenuta sempre meno grande elettoralmente. La scelta che ad oggi sembra prevalente è un…


L’articolo prosegue su Left del 19-25 febbraio 2021

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