La petizione contro la discussa e discutibile decisione del ministro Di Maio di "promuovere" Mario Vattani ha superato le 130mila adesioni

È passato un mese dallo sconcertante e inaspettato insediamento di Mario Vattani a capo dell’Ambasciata italiana a Singapore ma (fortunatamente) non si è placata l’indignazione della società civile. In pochi giorni una petizione su change.org per chiedere al presidente Mattarella di revocare la nomina è arrivata a quasi 150mila firme. E questo è un buon segnale.

Del resto in tanti ancora ci si chiede come sia stato possibile dirottare a Singapore, crocevia economico e commerciale del Sud est asiatico, l’ex console di Osaka nonostante le sue dichiarate simpatie per il Ventennio, culminate giusto dieci in un concerto con il suo gruppo musicale fascio-rock, organizzato da CasaPound, tra saluti romani e canzoni contro la Repubblica italiana e i partigiani, in cui Vattani svelò di essere il misterioso cantante dal volto mascherato.

È davvero possibile che il ministro Di Maio, colui che ha suggerito la nomina di Vattani al Cdm, non sapesse o non ricordasse il motivo per cui Vattani era stato richiamato dal Giappone? Eppure di quel concerto se ne è parlato tanto, anche attraverso diverse interrogazioni parlamentari del 2012, ma tant’è.

Tra i tanti che ancora non si capacitano della nomina, compresa l’Associazione nazionale partigiani, spicca il nome dell’ex-ambasciatore Calogero Di Gesù al quale abbiamo chiesto un commento. «Per prima cosa – dice Di Gesù – desidero ricordare l’articolo 54 della Costituzione in cui c’è scritto: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

E già questo basterebbe per comprendere come Mario Vattani, per i comportamenti trascorsi e ripetuti negli anni, sia strutturalmente inadatto alle funzioni diplomatiche e tanto meno alla rappresentanza dell’Italia all’estero che richiedono equilibrio, obiettività e aderenza ai valori dell’attuale Repubblica».

Si tratta, prosegue l’ex ambasciatore di un preoccupante vulnus per la democrazia perché «per la prima volta dal secondo dopoguerra è stato nominato a rappresentare l’Italia all’estero un ambasciatore dichiaratamente vicino agli ambienti della destra estrema». Secondo Di Gesù «è un precedente gravissimo che potrà avere delle conseguenze ancor più gravi, poiché rotto questo tabù potranno essere pian piano nominati a ricoprire ruoli istituzionali altri individui legati a movimenti politici o correnti ideologiche distanti dai valori fondanti della nostra Repubblica».

Dopo quel concerto, richiamato da Osaka, per dieci anni Vattani ha svolto il suo lavoro da funzionario ministeriale, ben stipendiato, all’interno della Farnesina. In tutto questo tempo nessun ministro degli Esteri ha pensato di reintegrarlo nel circuito della diplomazia estera, tantomeno di suggerirlo per il ruolo di ambasciatore, poi improvvisamente è arrivata la decisione di Di Maio. Di Gesù legge questa mossa come un segnale di «debolezza e isolamento» del ministro alla Farnesina.

«Se ha scelto Vattani per quel ruolo è stato solo per ingraziarsi un ambiente a lui estraneo». Ci si chiede però come mai sia stata approvata dal consiglio dei Ministri. «Io penso – osserva l’ex ambasciatore – che il Cdm dovendosi occupare di questioni più importanti, ha avallato, come è prassi, l’indicazione ricevuta fidandosi del ministro. Sicuramente non c’è alcun appoggio specifico da parte del Cdm, né del presidente tanto meno da parte del Presidente della Repubblica Consiglio e presidente della Repubblica».

Di Gesù ha scritto un libro dal titolo “Dietro le quinte della Farnesina” in cui parla del mondo diplomatico come di un ambiente in cui «o si è spalleggiati dalle famiglie diplomatiche o dai poteri istituzionali e non».

Per cui rintraccia l’immunità e i “salvacondotti” concessi a Mario Vattani nell’influenza di un cognome che «è stato per anni “padrone” del ministero». Il riferimento è soprattutto al padre Umberto che oltre a essere stato per due volte segretario generale del ministero degli Affari Esteri nonché ultimo presidente dell’Istituto nazionale per il commercio estero, negli anni ha rappresentato l’Italia presso l’Onu, l’Osce, l’Unione europea etc ricoprendo varie cariche.

Conclude Di Gesù: «Raramente all’interno della Farnesina viene riconosciuto qualche merito effettivo ed è anche per questo che i funzionari più bravi vengono spediti nelle sedi peggiori, dove alcuni rischiano anche la vita, come ci dimostra la tragica vicenda del povero Luca Attanasio. Occorre però precisare che egli era mosso da una vera passione per l’aiuto allo sviluppo delle popolazioni svantaggiate per cui svolgeva attività di cooperazione che come Ambasciatore italiano non era tenuto a fare. Come appunto scortare convogli di consegna di aiuti internazionali, cosa che gli è stata fatale».