Tutto da rifare. Il Tribunale di Napoli ha sospeso le due delibere con cui, nell’agosto del 2021, il Movimento 5 stelle ha modificato il proprio statuto e poi incoronato Giuseppe Conte come leader. Secondo il Tribunale ci sarebbero «gravi vizi nel processo decisionale» anche a causa dell’esclusione dalla votazione di circa un terzo degli iscritti. […]

Tutto da rifare. Il Tribunale di Napoli ha sospeso le due delibere con cui, nell’agosto del 2021, il Movimento 5 stelle ha modificato il proprio statuto e poi incoronato Giuseppe Conte come leader. Secondo il Tribunale ci sarebbero «gravi vizi nel processo decisionale» anche a causa dell’esclusione dalla votazione di circa un terzo degli iscritti. Il mancato raggiungimento del quorum necessario per validare l’elezione: il Tribunale di Napoli scrive di un’«illegittima esclusione dalla platea dei partecipanti all’assemblea del 3 agosto 2021 degli iscritti all’Associazione Movimento 5 Stelle da meno di sei  mesi». Quella scelta avrebbe «determinato» – per  la settima sezione civile del tribunale di Napoli – «l’alterazione del quorum assembleare nella deliberazione di modifica del proprio statuto». «Tale delibera infatti risulta adottata sulla base di un’assemblea formata da soli 113.894 iscritti – si legge nell’ordinanza – (quelli da più di sei mesi) in luogo dei 195.387 associati iscritti a quella data; con l’illegittima esclusione di 81.839 iscritti all’ente dal quorum costitutivo e deliberativo, maggiore dei soli 60.940 associati che hanno partecipato all’assemblea, la cui delibera è stata poi approvata dall’87% di questi». Per questo i giudici ritengono che «l’assemblea dell’Associazione Movimento 5 stelle che ha deliberato il 3 agosto del 2021 non era correttamente costituita perché risulta che vi hanno partecipato un numero di iscritti inferiore a quello richiesto in prima convocazione. I 60.940 iscritti che vi hanno partecipato erano di numero inferiore alla metà più uno del quorum».

Giuseppe Conte non guida più il M5s. Per ora torna come reggente Vito Crimi, bisogna rifare tutto dall’inizio. Le reazioni sono facilmente immaginabili: chi da sempre ha puntato il dito contro il dilettantismo politico del Movimento 5 Stelle ha un’ulteriore prova a sostegno della propria tesi; chi confida nello spostamento del collocamento politico (magari con un ritorno a destra) può sperare in una nuova e diversa classe dirigente; chi da tempo sogna il ritorno di Di Battista e un presunto “ritorno alle origini” confida nella nuova partita.

Di sicuro c’è che la notizia arriva proprio nel bel mezzo di uno scontro interno ormai conclamato tra Conte (e i suoi) e Di Maio (e i suoi). La guerra intestina tra l’altro aveva già provocato pittoresche inversioni nel panorama politico: gli stessi che additavano Di Maio come “bibitaro” ora lo celebrano come grande statista perché “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, come accade nelle scorribande del tifo. La crisi del M5s, piaccia o no, determina comunque un importante smottamento nel cosiddetto centrosinistra italiano. Abbiamo passato settimane a leggere giustamente che il centrodestra fosse messo male, anche dall’altra parte non stanno messi benissimo.

Buon martedì.

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.