Mi si perdonerà se oggi decido di mettere questo spazio a disposizione di un’analisi di un giornalista che le guerre le vive per mestiere da anni, non un Giletti qualsiasi affamato di un reality con spari in lontananza ma qualcuno che prova a tenere la barra dritta in questo momento di pericolosa emotività: l’inviato del […]

Mi si perdonerà se oggi decido di mettere questo spazio a disposizione di un’analisi di un giornalista che le guerre le vive per mestiere da anni, non un Giletti qualsiasi affamato di un reality con spari in lontananza ma qualcuno che prova a tenere la barra dritta in questo momento di pericolosa emotività: l’inviato del Tg3 Nico Piro.

Scrive Piro: «#21marzo #Russia #Ucraina #Guerra cominciamo con il bombardamento di oggi a Kyev nelle immagini di un collega della Bild. Non ci vogliono sofisticate indagini per capire che questo è un quartiere residenziale e non un obiettivo militare. Ora di fronte a queste tragiche scene ci sono due possibili reazioni di noi osservatori: 1) condannare attacchi sui civili e spingere per trattative di pace 2) usarle per ricordarci quanto cattivi siano i russi e giustificare l’ampliamento del conflitto. Se fa testo quello che accade dai primi giorni, la voce dominante – anche oggi – sarà quella del Pub (il pensiero unico bellicista) che chiede di fatto un diretto coinvolgimento Nato, quindi una guerra da elevare al cubo. Bisogna precisare che ampliamento del conflitto significherebbe ancora più vittime civili e più distruzione? È scontato ma il Pub lo dimentica fantasticando di una caduta di Putin che un bookmaker serio darebbe 1 a 100. E qui veniamo ad un altro aspetto del conflitto sottaciuto: a mio modesto avviso, è chiaro che gli Usa implicitamente puntano al regime change in Russia, cioè usano la guerra per tentare di liberarsi di Putin. Come si spiegherebbero altrimenti le parole di Biden contro Putin? È un punto di non ritorno. Biden e il “criminale di guerra” come lo ha definito mai più si siederanno allo stesso tavolo. Anche le sanzioni (arma sacrosanta e ben migliore di una guerra) sembrano pensate proprio per mettere contro oligarchi e Putin, far scattare un dissenso popolare e quindi reazioni da epoca Eltsin e assalto alla Casa bianca (di Mosca). Non sta accadendo e difficilmente accadrà. Questo però non aiuta la pace. Vediamo perché.

A mio avviso la soluzione militare in Ucraina non esiste, non c’è possibilità di vittoria per nessuna delle due parti. L’unica soluzione è trattare (e farlo è molto più rischioso per Zelensky che per Putin, al quale basta “poco” per dipingersi da trionfatore). Se non si tratta e non lo si fa subito entro domenica prossima – per azzardare un’ipotesi – il rischio per questo conflitto è di assumere il modello afghano cioè una guerra di guerriglia open-end (senza fine in vista) con un colosso militare che mai (pur raddoppiando i suoi 200mila uomini) potrà controllare un Paese con 40mil di abitanti ostili e armati, e con una avversario (l’invaso) che mai potrà bilanciare la forza militare dell’avversario ma può imporgli un pedaggio altissimo di caduti, equipaggiamento distrutto, soldi spesi. In pratica una situazione in cui nessuno dei due può vincere mentre a perdere sarebbero cmq i civili ucraini. Quando il Pub spinge per ampliamento del conflitto dimentica questo che è lo scenario più probabile. Tra l’altro sarebbe ora di ammettere che nei primi giorni del conflitto sono state fatte analisi che si sono rivelate delle balle finite (sicuramente in buona fede) a convincere l’opinione pubblica che la partita bellica si sarebbe chiusa rapidissimamente di fronte al disorganizzato esercito guidato da un pazzo che maltratta in pubblico persino il capo dei suoi servizi segreti. Decidendo di mandare armi in Ucraina (non bastavano quelle Uk e Usa?) l’Europa si è fatta fuori dal ruolo di possibile mediatore. Resta la Turchia ma 1) Erdogan non è meglio di Putin 2) ha bisogno di rifarsi l’immagine più che del successo nel mettere d’accordo Russia e Ucraina. Ormai credo che l’unico Paese che possa effettivamente mediare tra le parti mettendo (con le quali ha profondi rapporti) sia Israele il quale ha però evidentemente bisogno di una forte investitura Usa che per ora tifano guerra. 

A questo punto del thread spunterà qualcuno (al netto dei troll) che esibisce i danni culturali prodotti dal Pub e denuncia la “richiesta di resa” ai danni dell’Ucraina. È un’identificazione ontologica e lessicale di trattativa con resa. Lo trovo tragico ma do atto agli opinionisti con l’elmetto di essere riusciti in un’opera tutta in salita: dopo 20 anni di guerra-fallimento in Afghanistan, di nuovo c’è chi considera la guerra come uno strumento utile. Siamo tornati al clima post 11/9. Fa paura. Passiamo a Mariupol dove si sta consumando quanto atteso: si va casa per casa. Russi e separatisti continuano a bombardare indiscriminatamente ma credo che la verità su Mariupol emergerà solo tra (molto?) tempo. Intendo la parte di responsabilità portata dai neonazisti (dichiarati) del Reggimento Operazioni Speciali Azov noti per crudeltà e spregiudicatezza in otto anni di conflitto in Donbass. Tra l’altro ho l’impressione (potrei sbagliarmi) che Zelensky nel rifiutare la resa richiesta dai russi per stamane (pur sapendo che la sconfitta è sicura, che su 1/2 milione di abitanti la quota di civili morti è destinata così a crescere) ha mollato Azov al suo destino e quindi allo sterminio. Come dico dai primi giorni Mariupol ha un valore strategico enorme (corridoio di terra tra Rostov e Crimea, controllo mar d’Azov) ma anche simbolico. Se Putin (sbagliando) definisce l’Ucraina un Paese da denazificare, è evidente che vuole foto delle sue truppe nel comando di Azov come fu per i marines nei palazzi di Saddam. Sta di fatto che tra le reciproche accuse in quasi 3 settimane di assedio non si è riusciti ad evacuare Mariupol e la città è in macerie per il 40%. Folle».

In mezzo a tanti superficiali sconsiderati vale la pena regalarsi l’opportunità di leggere un’analisi così. Comunque la si pensi. Grazie, Nico.

Buon martedì.

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.