America First che per due campagne elettorali ha fatto la fortuna di Trump diventa architettura globale. Così si potrebbe sintetizzare il documento sulla Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (National security strategy-Nss) elaborato da Washington. La Casa bianca non si limita ad aggiornare priorità o linguaggi: rompe apertamente con il sistema multilaterale del dopoguerra e propone un ordine fondato sulla sovranità assoluta degli Stati, su accordi transazionali e su un realismo senza cornici normative.
Al centro c’è il rifiuto del globalismo, accusato di aver “incatenato” la politica Usa a istituzioni internazionali incapaci di difendere gli interessi nazionali. La cooperazione non è più vincolo, ma scelta reversibile. Gli impegni multilaterali diventano strumenti utili solo finché coincidono con le priorità degli Stati Uniti. Ne derivano due effetti immediati: l’erosione della fiducia nel principio pacta sunt servanda e la marginalizzazione dei diritti umani come bussola della politica estera. Con il nuovo Flexible Realism, Washington dichiara di voler commerciare con qualsiasi Paese senza più legare l’accesso ai mercati a riforme democratiche. Sul piano della sicurezza, la Nss adotta una visione classica di balance of power: gli Stati Uniti non rivendicano la supremazia globale, ma si impegnano a impedire che altri la conquistino. Le alleanze, però, cambiano natura. Non comunità di valori, bensì strumenti di compensazione strategica. È in questa logica che nasce l’Hague commitment che chiede ai Paesi Nato di portare la spesa militare dal 2 al 5% del Pil. Un onere che rischia di aprire fratture profonde nel blocco occidentale.
La Nss rilancia anche una versione aggiornata della Dottrina Monroe, trasformata nel Trump Corollary: nessuna potenza extra-emisferica dovrà mettere piede nel continente americano. È un messaggio diretto a Cina e Russia, ma anche un segnale di ritorno a un’egemonia regionale esplicita. Sul fronte geoeconomico, la Nss abbandona senza esitazioni il libero scambio: tariffe come arma strategica, reindustrializzazione interna, protezione delle filiere critiche, rifiuto degli obiettivi climatici globali e rilancio dell’Energy Dominance. La competizione economica entra così
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