La storia dell’architettura, quella che si legge sui libri e si insegna nelle università, è un racconto costruito per sottrazione. Un’opera collettiva di cancellazione e di esclusione. Non è il risultato di dimenticanze, ma di un meccanismo selettivo che ha deciso chi meritava di entrare nella storia e chi restarne ai margini. Un processo che riguardava la legittimità stessa di chi poteva definirsi architetto - e che, nella pratica, ha significato l’esclusione sistematica delle donne. Oggi le donne rappresentano il 45,3% degli iscritti all’Albo (Cnappc, 2024). Una parità numerica quasi raggiunta. Ma questa presenza, così evidente nella base, evapora ai vertici: nelle presidenze degli Ordini, nelle firme dei grandi progetti, nelle giurie dei concorsi. È il paradosso dell’“effetto imbuto”: il sistema trattiene le donne nei suoi ranghi medi ma non le promuove, le tiene fuori dai ruoli decisionali e dal riconoscimento simbolico. Accoglie, ma non riconosce.
Il problema, dunque, si è spostato. La partita non si gioca più sulla linea di partenza, dove oggi la presenza è quasi paritaria, ma sul traguardo: chi vince i concorsi, chi siede nei consigli, chi detta la linea culturale, chi orienta le scelte.
L’esclusione delle donne dal racconto ufficiale non è accidentale. È un metodo, una strategia. Prende forma in quella che la politica tedesca Ursula Muscheler definisce «la strategia dell’ostruzionismo silenzioso». Non è un divieto esplicito, ma un insieme di deviazioni, lentezze, reindirizzamenti. Ce lo ha mostrato la storia non edulcorata della scuola del Bauhaus, spesso celebrata come avanguardia democratica. Nel 1919, il suo fondatore Walter Gropius dichiarava pubblicamente l’uguaglianza tra i sessi. Ma quando le iscrizioni femminili superarono quelle maschili, si istituzionalizzò una doppia soglia di accesso: alle donne sarebbe stato richiesto un talento “straordinario”, agli uomini ne sarebbe bastato uno “ordinario”. Una disparità che si tradusse in uno strisciante reindirizzamento, molte studentesse furono avviate ai laboratori tessili o di rilegatura, presentati come “più adatti” al loro sesso. Pochissime riuscirono ad accedere al corso di architettura. La lezione è una: il potere, quando vuole escludere, non chiude la porta. La sposta: rallenta, scoraggia, disorienta. Questa strategia - un secolo dopo - non ha perso vigore. Si è solo istituzionalizzata. Lo Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
Se sei già abbonato effettua il login




