Lavoro coatto ed economia di guerra furono gli assi su cui si reggeva il Terzo Reich. Le opere di Franz Wanner illuminano questo aspetto a lungo dimenticato. In mostra al Kunst Merano arte

L'ombra lunga della storia non si ferma alle porte dei campi di sterminio, ma si allunga, più subdola e meno raccontata, fino ai meccanismi di produzione, all’economia di guerra e al lavoro coatto imposto dal Terzo Reich. A questa “presenza sospesa”, a questo capitolo rimosso della storia europea, dedica la sua prima personale italiana l’artista tedesco Franz Wanner. L’esposizione svela i costi “occulti” e permanenti di ogni conflitto, e soprattutto i meccanismi di rimozione collettiva e aziendale che li hanno coperti per decenni, mettendo in discussione la narrazione autoassolutoria della Germania post-bellica.

La visione del Terzo Reich non era solo quella di conquistare l’Europa, ma di creare un “Reich Millenario” attraverso il progetto delirante del Lebensraum (Spazio Vitale) da popolare con la “razza superiore” e sostenere con la schiavizzazione sistematica dei popoli slavi. Il lavoro coatto non fu un mero strumento logistico di guerra, ma l’architrave di un progetto socio-economico: manodopera illimitata, gratuita e sacrificabile per finanziare l’espansionismo. La beffa più atroce di questa dottrina si condensa nella frase «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), cinicamente posta all’ingresso di campi di concentramento come Auschwitz e Dachau, espressione di un’ideologia che disumanizzava la vittima prima di deciderne l’eliminazione fisica o lo sfruttamento.

L’approfondimento di questo tema, a lungo marginale, è stato fondamentale per la storiografia recente, grazie al lavoro di studiosi come Ulrich Herbert, che ha analizzato l’organizzazione dello sfruttamento, e Mark Spoerer, che ne ha quantificato la portata economica. Il lavoro di Wanner si inserisce in questo filone, sfidando frontalmente la menzogna nazista e i successivi “vuoti nella memoria collettiva”.

Il concetto di utilizzare il lavoro forzato di una popolazione soggiogata o “nemica di classe” per la costruzione della potenza statale non è, tristemente, un’esclusiva nazista. Trova infatti inquietanti consonanze con il “sistema del Gulag” staliniano e con

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