Fino al 25 maggio la Fondazione Beyeler a Riehen (Comune adiacente a Basilea) ospita la grande mostra di Cézanne che comprende 58 olii e 21 acquarelli dipinti nel periodo maturo tra il 1880 e l’anno della morte (1906).
Le opere provengono da nove Paesi diversi e per metà da collezioni private, l’esposizione offre un occasione quasi imperdibile di vedere riunite in un unico luogo una considerevole parte dell’opera cezanniana più conosciuta, ma anche tante opere che raramente escono dalle collezioni private, come la Natura morta con mele e meloni della collezione Grether o una versione dello Château noir di proprietà anonima che proprio in questi giorni è spuntata negli Epstein files, in relazione ad un grosso credito finanziario.
I curatori hanno scelto un allestimento tematico: la mostra si snoda in un percorso di sale che distintamente presentano le nature morte, i ritratti, le/i bagnanti e i paesaggi provenzali con e senza la Montagna Saint-Victoire, della quale la mostra ospita nove versioni. Questa articolazione, anzitutto produce l’effetto collaterale che in ciascuna delle sale regna la luce dei soggetti che ospitano, per effusione luminosa dei loro coloriti. Così il visitatore nella sala delle/i bagnanti viene avvolto dalla luce verde-azzurrina delle vegetazioni ai bordi dell’acqua, mentre entrando nella sala delle nature morte rimane quasi folgorato dalla lucentezza dei rossi e gialli della frutta.
Non perfettamente in linea con questa concezione, nella prima sala ci accoglie frontalmente l’autoritratto di Cézanne “palette à la main” del 1886-87 e quello dell’artista invecchiato di un decennio, insieme ai Due giocatori di carte nelle versioni del 1893-96 e del 1992-96 e una vista del Mont de Cengle del 1902-04. Idem gli acquarelli che, nella necessità di una illuminazione appropriata, si trovano tutti nell’ultima sala il catalogo (edito Fondation Beyeler) tuttavia li accosta idealmente agli olii tematicamente imparentati).
L’intento del curatore Ulf Küster, (curatore senior della Fondation Beyeler), è quello di evidenziare il peculiare metodo pittorico di Cézanne, sviluppato a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, quando «ha osato un radicale nuovo inizio e ha liberato la pittura dalle convenzioni tradizionali, come la prospettiva centrale», «per essere stato il suo scopo dichiarato non più quello di riprodurre la natura, ma di analizzare e evidenziare nel suo lavoro il processo stesso del dipingere i motivi della natura». Se ciò al visitatore Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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