Una articolata indagine del Forum disuguaglianze e diversità ricostruisce gli ostacoli economici, politici e organizzativi che le nuove generazioni incontrano nel trasformare protesta e consapevolezza bin un cambiamento sociale stabile e duraturo. Ecco quali sono

Certi stereotipi sono duri a morire. E in particolare lo sono quelli che condannano le nuove generazioni a essere dipinte come insensibili o, peggio ancora, poco inclini a impegnarsi per la collettività. Che ci sia qualcosa di più in questa narrazione è sotto gli occhi di tutti. Basta pensare alle mobilitazioni francesi o, per restare nel nostro Paese, a quelle per Gaza, in cui le giovani generazioni sono state tutt’altro che comparse.

Non c’è alcun dubbio. Le nuove generazioni sono attraversate da una profonda perturbazione che dà vita a nuovi comportamenti individuali, a esperienze innovative e anche a momenti collettivi di mobilitazione, che restano però temporanei. Tutto ciò non attiva un moto duraturo di cambiamento che scuota le ingiustizie sociali e ambientali che queste stesse generazioni vivono. Perché?

Per rispondere a questa domanda, sono tre le ipotesi prese in esame dal Forum disuguaglianze diversità (ForumDD) nel saggio Opportunità e ostacoli di un moto giovanile. La partecipazione delle nuove generazioni come questione democratica, scritto da Fabrizio Barca e Caterina Manicardi, realizzato nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo” con il sostegno di Fondazione Compagnia di s. Paolo e scaricabile gratuitamente dal sito del ForumDD.

Partiamo dalla prima ipotesi: le nuove generazioni non sono consapevoli della natura sistemica del proprio star male e delle ingiustizie sociali e ambientali, e non comprendono il ruolo della politica nell’affrontarle. Non è così: le informazioni raccolte da molteplici studi e i nuovi dati contenuti  nell’indagine Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia, sempre a firma Barca e Manicardi, realizzata in 21 scuole superiori per un totale di circa 3mila studenti e studentesse, mostrano un’elevata consapevolezza. I giovani sono più preoccupati dei propri genitori per la distruzione della biodiversità o per la crisi climatica, attribuita soprattutto alle modalità estrattive del sistema di produzione e poi ad azioni individuali.

La sensibilità

Questo articolo è riservato agli abbonati

Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login