Case a costi sostenibili, ricchezza da redistribuire e uno sguardo femminista sulle scelte urbane. La ricercatrice Carlotta Cossutta racconta la sua «candidatura collettiva» per cambiare il modello meneghino

er lanciare la “candidatura collettiva” di Carlotta Cossutta, (classe 1986, femminista e ricercatrice all’Università di Milano) il suo gruppo di lavoro ha diffuso un video in cui lei dice: «Milano, ti voglio – giusta, sostenibile, pubblica, collettiva, accessibile» e parla di «chi regge questa città, chi la pulisce, la cura, la insegna, la consegna e la costruisce», ma fatica a viverci.

Carlotta, è un J’accuse, ma è anche una lettera d’amore alla città?

Sì, è a metà strada tra una dichiarazione d’amore e una disillusione, un sentimento che può essere condiviso da tante persone che a Milano lavorano e continuano a sceglierla, ma vengono pian piano espulse, costrette ad andare a vivere altrove, o a non poter godere di tante opportunità. Una frustrazione estrema. In modo diverso, la campagna parla a chi beneficia del “modello Milano”, persone cui diciamo: attenzione, perché se Milano si svuota, puoi avere anche un sacco di soldi ma se le scuole non trovano maestre, gli ospedali non hanno infermiere, Atm non trova personale e così via, diventa difficile per chiunque godersi la città. Parliamo

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