Le rappresentazioni dominanti del terrorismo si intersecano con quelle relative ai giovani. I cosiddetti maranza (termine utilizzato dalla destra xenofoba per indicare giovani stranieri provenienti dalle periferie urbane, ndr) vengono presentati al pubblico come potenziali o effettivi violenti e/o terroristi, il cui scopo consisterebbe nel destabilizzare sia la nostra società sia le istituzioni su cui si regge. Basta leggere i giornali di destra o guardare le trasmissioni televisive di attualità per venire a contatto con questa messa in scena distorta della realtà, il cui scopo è quello di suscitare paure, panico morale e di attizzare la domanda di legge e ordine. I fatti si muovono in una direzione diversa che, per quanto ugualmente da monitorare costantemente, evidenzia una situazione molto più complessa delle dicotomie semplificatorie tra italiani e stranieri o tra ragazzi perbene e maranza. Due aspetti, in particolare, meritano di essere messi in rilievo. Il primo riguarda la nazionalità. Da Perugia fino a Udine, passando per l’evento tragico di Colleferro, senza dimenticare la tentata strage di Macerata del 2018 e quello di Bakary Sako quest’anno, le inchieste degli investigatori hanno messo in rilievo come l’adozione di ideologie politiche estreme, la commissione di atti di violenza politica o la loro pianificazione riguardino ragazzi italiani.
Persone che appartengono a contesti sociofamiliari convenzionalmente ritenuti “regolari”, che frequentano la scuola, ma che abbracciano ideologie che fanno riferimento alla destra radicale. Su questo aspetto, in particolare, si rende necessario un inciso. Le manifestazioni per la Palestina, la protesta sociale diffusa, le manifestazioni contro gli sgomberi degli spazi autogestiti hanno visto la presenza massiccia di giovani, prontamente etichettati come violenti e fanatici, che hanno subito




