Viaggio nell’universo del grande maestro polacco del teatro. Nella Cricoteka diretta da Natalia Zarzecka, l’archivio è tutt’altro che un mausoleo e usa l’avanguardia per interpretare guerre, migrazioni e rimozione della memoria

C’è un filo rosso, teso e drammatico, che in questi mesi unisce la Laguna di Venezia alle sponde della Vistola, a Cracovia. La 61ª Biennale d’Arte ha riportato al centro dei suoi percorsi l’universo di Tadeusz Kantor attraverso l’evento collaterale ufficiale Tadeusz Kantor (1915-1990). Emballage, Cricotage and Madame Jarema. La mostra, promossa dalla Starak family foundation e curata da Ania Muszyńska nelle Procuratie vecchie in piazza San Marco (aperta fino al 22 novembre), non si configura come una semplice operazione di restauro storiografico. Al contrario, in un momento storico in cui l’Europa si scopre nuovamente fragile, lacerata da venti di guerra e da crisi umanitarie che ridefiniscono i confini geopolitici ed etici, la lezione del maestro polacco riemerge con la forza d’urto di una necessità primaria.

Il pretesto dell’attualità veneziana acquista un significato ancora più profondo se si ha l’opportunità, come è capitato a chi scrive durante un recente soggiorno a Cracovia, di osservare da vicino l’attività quotidiana della Cricoteka. Trovarsi nel cuore pulsante dell’istituzione-archivio nata per volontà dello stesso Kantor permette di comprendere quanto la sua eredità sia tutt’altro che cristallizzata.

Sotto la direzione di Natalia Zarzecka, la Cricoteka ha scommesso su una missione complessa: rifiutare la logica del museo-feticcio, del sacrario polveroso in cui seppellire i “bio-oggetti” scenici del passato, per trasformarsi in un centro di produzione culturale vivo, capace di usare l’avanguardia come lente d’ingrandimento per interpretare le ferite del presente. Un’impostazione che affonda le radici nella consapevolezza che l’arte d’avanguardia, per sopravvivere alla propria scomparsa istituzionale, deve accettare

Questo articolo è riservato agli abbonati

Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login