Il primo gennaio a New York è entrato in carica il sindaco Mamdani. Socialista, figlio di immigrati, filo palestinese si pone l’obiettivo di fare della metropoli il laboratorio di un’America che rifiuta l’oscurantismo trumpiano

Con l’entrata in carica di Zohran Mamdani al municipio di New York, avvenuta l’1 gennaio, i Democratici hanno messo al sicuro la loro prima, autentica e significativa vittoria del primo anno di questa presidenza Trump. L’insediamento di un sindaco apertamente socialista, millennial, dichiaratamente filopalestinese, di religione islamica e di origini straniere rappresenta quanto di più lontano possa esserci dalle politiche portate avanti da Donald Trump nel primo anno alla Casa Bianca di questo suo secondo atto presidenziale.

Quello a cui stiamo assistendo con il Tycoon è più che altro uno sgretolamento del modello politico e culturale nordamericano che avevamo conosciuto a partire dallo scoppio della guerra fredda: da Paese dei sogni e delle promesse, dove tutti sono (più o meno) bene accolti, a strade pattugliate dall’Ice, la polizia dell’immigrazione, che arresta persone presunte immigrate illegalmente in circostanze che somigliano piuttosto a degli agguati sul posto di lavoro o nei pressi della scuola dei figli. Il soft power, quella specie di egemonia culturale statunitense che tanto ha conquistato l’Occidente finora, sta perdendo sempre più mordente. Ora gli Stati Uniti vengono visti più come un Paese dal capitalismo sfrenato, dove lo sfruttamento è onnipresente e le disuguaglianze sono ormai alle stelle. Quel modello da imitare, quel misto di «libertà personale e apertura verso il mondo», come scrive Stephen Marche sul New York Times, sembra ormai appartenere al passato degli Stati Uniti. E la colpa è anche dei Democratici.

La sonora sconfitta di Kamala Harris alle elezioni presidenziali del 2024 ha fatto sprofondare il Partito democratico in un silenzio e in un immobilismo disarmante. Per mesi non si è sentito nemmeno un fiato se non dal candidato vicepresidente Tim Walz, che si è detto addolorato per la situazione in cui versano gli Usa, considerandola anche colpa sua e della sua incapacità di vincere le elezioni al fianco di Harris. Per il resto, la filosofia del “fingersi morti” proposta dallo storico consulente Dem James Carville sembra aver preso il sopravvento, ma non

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