Zohran Mamdani aveva iniziato il suo 2025 tuffandosi in un fiume Hudson gelato per lanciare la sua proposta di “congelare” il prezzo degli affitti di New York. Il 2026, invece, è iniziato giurando come sindaco della Grande mela. Per la prima volta nella sua storia, la città simbolo degli Stati Uniti (e del capitalismo mondiale) viene governata da un esponente politico dichiaratamente socialista e musulmano.
Quello appena trascorso è stato un anno davvero clamoroso per Mamdani: è passato dall’essere uno dei candidati marginali alle primarie democratiche, inserito nei sondaggi nella categoria “altro”, a primo cittadino di New York, conosciuto dovunque e oggetto di analisi e di interesse in tutto il mondo.
Zohran Mamdani ha presentato un programma molto attento alle esigenze dei newyorkesi, raccontandolo passo passo attraverso i social in modo diretto, efficace e talvolta divertente. Ha trovato un modo comprensibile e senza filtri per spiegare a tutti la politica. Non si è semplicemente adeguato al linguaggio dei social media, non li ha usati come un megafono o una bacheca, ma li ha capiti profondamente, anche perché essendo un millennial è cresciuto usando queste piattaforme da utente prima ancora che da creator. A differenza di politici più avanti con gli anni che si avvalgono di un grande lavoro dietro le quinte per la pubblicazione dei contenuti social, il neo sindaco di New York è parte integrante del processo creativo che sta alla base dei suoi contenuti, lui per primo sa come veicolare il messaggio in maniera più chiara e immediata possibile. Questo è stato il vero salto di qualità, la caratteristica distintiva di una campagna elettorale che resterà nella storia della comunicazione politica, come nel 2008 lo era stata quella di Barack Obama.
Le piattaforme social non sono state solo uno strumento fondamentale per veicolare il suo messaggio, ma anche determinante nel reclutare volontari, raccogliere donazioni e generare entusiasmo tra i suoi sostenitori.
Zohran Mamdani non è più solamente il politico “classico” a cui siamo stati abituati fino ad ora: è un politico-creator. Ha saputo
Questo articolo è riservato agli abbonati
Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login




