Ne "Il legame covalente" un professore di chimica travolto dal lutto tenta di decifrare l’amore e la perdita con il linguaggio degli elementi.Il nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio è un noir psicologico e un atto d’accusa contro una società che abbandona i più fragili

«Vivere la vita non è attraversare un campo». Scriveva Boris Pasternak in una delle poesie finali de Il dottor Živago.

La complessità delle esperienze umane, i fatti del destino, i momenti critici con tutto il dolore che si portano dentro, non sono varianti calcolabili neanche per le esistenze più ordinate. Non esistono formule né scorciatoie efficaci per sopravvivere a ciò che rompe l’equilibrio sempre fragile dell’esistenza.

Nel tentativo di incasellare persone e sentimenti, il protagonista, e io narrante, de Il legame covalente (Mondadori), nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio, si trova così senza strumenti per elaborare un lutto drammatico, quello della morte di sua moglie. Quest’uomo, un professore di chimica delle scuole superiori, legge il mondo e decifra le emozioni attraverso una bussola che utilizza come rifugio e consolazione, forse anche come una giusta difesa: gli elementi della tavola periodica e i loro composti. Zinco, elio, dopamina, magnesio, glutammato, idrogeno, ossitocina. Il professore filtra così le relazioni umane, compreso l’amore, trasformandole in un fenomeno quasi scientifico, una reazione chimica da decifrare.

«Il legame covalente è grossomodo questo: un abbraccio impercettibile, profondo, che tiene insieme ciò che altrimenti si disperderebbe. Una connessione tra due atomi che compone qualcosa di stabile. Non c’è pretesa, non c’è supremazia, ma l’esigenza di non restare soli. Una condizione necessaria e sufficiente all’esistenza» scrive l’autore attraverso la lente d’ingrandimento del suo protagonista. Insieme alla moglie, tecnica di laboratorio, ha costruito una famiglia fondata su una tenerezza sussurrata, su un’armonia gentile che non cerca sorprese, sigillata dalla nascita della loro unica figlia, Beatrice. Ma la volontà non basta, e la scienza neanche. Vivere la vita non è attraversare un campo.

La malattia, l’agonia e poi la morte di Marcella lo privano delle fondamenta su cui trovava terreno saldo e lui, precipita nel vuoto. La sua esistenza ordinaria diventa caduta vorticosa in una depressione che lo porta a un progressivo isolamento e che alterna momenti di lucidità e di delirio.

Si cristallizza in una dimensione sospesa, in un purgatorio

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