Parisa Nazari, italo-iraniana, vive in Italia da circa 30 anni. Mediatrice interculturale e attivista del movimento “Donna Vita Libertà”, nominata difensora dei diritti umani da Amnesty International, dopo l’attacco di Israele e degli Usa, ha preso la parola all’assemblea nazionale No Kings per denunciare sia la Repubblica islamica, sia gli attacchi americani e israeliani.
L’abbiamo incontrata per cercare di comprendere la complessità della situazione attuale in Iran e per poterlo fare è stato necessario partire da lontano.
«Dopo la caduta dello Shah nel 1979, l’instaurazione di un governo islamico è stata per molti un fulmine a ciel sereno. C’erano persone che hanno avuto parte attiva nella rivoluzione che non avrebbero mai voluto vivere sotto una Repubblica islamica, che subito si è rivelata una dittatura religiosa. Prima c’era un parlamento, anche se di fatto impotente, di fronte al dispotismo del re, e c’era chi, per decenni, aveva portato avanti l’idea della rivoluzione e credeva nel passaggio a una Repubblica democratica.
Khomeini, invece, si rivelò sempre più importante negli ultimi mesi prima della caduta dello shah». Cosa accadde? «Non solo il partito di Allah, ma anche alcune forze di sinistra si allearono con questa figura che sembrava unificante per la società dell’epoca, ancora molto legata alla religione. C’era un alto tasso di analfabetismo che portava molti iraniani a fidarsi del clero sciita». Parisa Nazari ha avuto modo di parlare con molte persone che avevano preso parte alla rivoluzione del 1979, soprattutto intellettuali, e a loro ha chiesto come avessero fatto a consegnare il Paese nelle mani dei fanatici religiosi. «Mi hanno risposto di aver sottovalutato Khomeini, che era una persona piuttosto astuta, al punto da far prevalere una narrazione della sua idea della Repubblica come democratica, garantendo libertà di espressione e di attività politica per tutti, cosa che prima non c’era. Ma era una menzogna. Appena salito al potere, usando anche il pretesto della guerra con l’Iraq, tutti i partiti sono stati smantellati e i loro sostenitori arrestati. Molti sono stati condannati a morte e uccisi, altri costretti all’esilio (come lo scrittore Kader Abdolah, v. Left marzo 2026, ndr) e quello che si è creato è stato un sistema fortemente liberticida e misogino». La Repubblica islamica, prosegue
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