«Aiutiamoli a casa loro»

L’editoriale di Simona Maggiorelli

«Chi dice la verità prima o poi viene scoperto», scriveva Oscar Wilde. Questa citazione campeggia nel nuovo libro del segretario del Pd Matteo Renzi, Avanti, perché l’Italia non si ferma. Mai esergo fu più fulmineamente inverato. Si è trasformato in un clamoroso autogol il tentavo dell’ex premier di rimangiarsi l’imbarazzante «aiutiamoli a casa loro», riferito a migranti e rifugiati. Carta canta. Il passo xenofobo e di sapore neocolonialista di Avanti in cui quelle parole sono stampate nero su bianco è diventato virale in rete. Mentre lo spin doctor di Salvini invitava i renziani, pronti a sottoscrivere quel motto, a «scegliere l’originale». Quanto al razzismo, in effetti, certi esponenti del Pd se la battono con la Lega. Sarà anche stata una svista ma che Patrizia Prestipino, dirigente nazionale del Pd (nonché responsabile del dipartimento per la difesa degli animali), nel tentativo di difendere l’indifendibile scelta del suo partito di istituire un “dipartimento mamme” (della Patria?), abbia sostenuto la necessità di dare continuità alla «razza» italiana, è assai inquietante. Non bastano le scuse: «Termine usato per errore». Se il Pd ostracizza l’antifascismo, se annulla la storia del genocidio compiuto da Mussolini in Libia, se chiude gli occhi di fronte alle 2200 persone che dall’inizio del 2017 sono morte nel Mediterraneo centrale (fonte: Medici senza frontiere), ne conseguono politiche malate di xenofobia, incapaci perfino di comprendere quel che dice, non un esponente della sinistra “radicale”, ma il presidente dell’Inps Tito Boeri. Ovvero che gli «gli immigrati regolari in Italia versano ogni anno otto miliardi di contributi sociali e ne ricevono tre in termini di pensioni e altre prestazioni sociali: con un saldo netto di circa cinque miliardi per le casse dell’Inps».

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