Così è nato “Fotografie libere per i beni culturali”, movimento a favore della riproduzione libera e gratuita delle fonti documentarie in archivi e biblioteche.

Il selfie al museo con l’opera d’arte o il reperto antico sì, ma la foto al libro per scopi di studio e ricerca non la puoi fare. Sono lestranezze della recente legislazione italiana sui beni culturali: il decreto “Art bonus”, in vigore da giugno 2014 e adesso in sede di conversione in legge – complice l’intervento della solita “manina” – ha escluso dalla sua applicazione la libera riproduzione di beni archivistici e bibliografici (cioè i documenti d’archivio e i volumi storici).

Un archeologo e archivista 31enne, Mirco Modolo, ha deciso di mettersi di traverso e sottoporre la questione al mondo accademico e della cultura in generale. «Dopo l’approvazione dell’emendamento restrittivo – racconta – assieme ad Andrea Brugnoli, medievista che ha reso disponibile online tutta la documentazione veronese tra VIII e XII secolo, ci è parso necessario attivarci per ottenere il ripristino del dettato originario dell’Art bonus».

Così è nato “Fotografie libere per i beni culturali”, movimento a favore della riproduzione libera e gratuita delle fonti documentarie in archivi e biblioteche per finalità di ricerca, ed è partita un lento ma costante lavoro di coinvolgimento di personalità di spicco e semplici cittadini, un coro di oltre 1.500 voci che «chiede di mettere una toppa a quello che alcuni degli stessi deputati del Pd firmatari dell’emendamento in questione hanno definito “uno scivolone da superare” ».

Per Modolo è una battaglia allo stesso tempo di principio e di svecchiamento del concetto di conservazione, che deve essere aperta alla libera ricerca e alla valorizzazione scientifica del patrimonio documentario. «Chi si oppone alla libera riproduzione con mezzi propri deve spiegarci perché un documento accessibile in via ordinaria alla consultazione, quindi non parliamo di testi di particolare rarità e pregio, dovrebbe correre maggiori rischi se fotografato a distanza con smartphone o fotocamera», aggiunge l’archeologo. «Semmai è vero il contrario: effettuate le riproduzioni, i ricercatori non dovranno più manipolare il testo, che correrà così meno rischi». Il dubbio è che questo sistema possa mettere in discussione il monopolio delle riproduzioni in mano a pochi privati. L’appello si può sottoscrivere su fotoliberebbcc.wordpress.com.

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