Questa settimana rendiamo omaggio a un emblema della circostanzialità d’opinione. Un personaggio che vive un mondo di fantasia che non gli appartiene, le cui invettive son decise dalla fantasia altrui. La natura di questi personaggi non consente loro di autodeterminare né la propria esistenza né tantomeno la loro opinione.

Le avventure si svolgono in quella realtà aumentata che appartiene al mondo della Monsanto. In questo universo parallelo frastagliato da lettere del cuore e pubblicità della Polystill animato da pantegane saggie e paperi sfortunati, nipoti di nipoti e bracchi che in pigiama diventano super eroi di un mondo che diventa immaginario al quadrato. Esistenze banali ma dinamiche di paperi miliardari, sfortunati, geniali o mariuanomani. Un mondo di vacche innamorate di cavalli allevate da una vecchia papera che prepara sformati di tacchino per i nipoti del nipote. In questo scenario antropomorfo abbiamo scovato uno dei personaggi minori della più popolare delle sagre secondarie di questo universo.

È in questo mash-up sociale che fonde Orwell e Pratolini che vivono tre gemelli, tre paperotti: Qui, Quo e Qua. Nipoti di  quel Paolino che con la sua fantozziana esistenza ha dato il “là” a queste avventure. Tra questi tre paperotti gemelli è “praticamente ovvio” omaggiare il mezzano di loro: Quo, per il suo posizionamento onomatopeico che lo condanna al ruolo di eterno secondo.

Quo è costretto a condividere avventure e opinioni, sempre racchiuse in una comune nuvoletta, con i suoi fratelli. Una condizione da eterno secondo aumentata da una libertà d’opinione ulteriormente limitata da due virgole, che gli permettono solo di rafforzare o avverbiare un concetto mai profondo e sempre leggero come una piuma. Quo, per noi, rappresenta appieno la condizione di subalternità di un’intera generazione che non ha intenzione di fornire gli strumenti per un’autodeterminazione generazionale che possa in qualche modo cambiare lo Status Quo delle cose.

@SaroLanucara

Antonio Pronostico

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