Il disegno di legge di riforma del processo penale approvato il 23 settembre alla Camera contiene una delega al governo per disciplinare diversamente l’uso che magistratura e mondo dell’informazione fanno delle intercettazioni. Il provvedimento è ora in attesa del via libera del Senato, ma intanto non si sono fatte attendere le contestazioni dai banchi dell’opposizione e dal sindacato dei giornalisti.

 

Cosa prevede la delega
Vediamo che cosa prevede l’articolo 29, quello che contiene la cornice entro cui il governo – che ha già annunciato l’intenzione di convocare una commissione ad hoc composta anche da magistrati, avvocati e giornalisti – intende regolamentare le intercettazioni. Il riferimento costituzionale è ovviamente l’articolo 15 sulla inviolabilità della segretezza di corrispondenza e altre forme di comunicazione, da cui è possibile derogare soltanto «per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». L’obiettivo che la legge affida al futuro decreto governativo è di introdurre il divieto di pubblicare «comunicazioni non rilevanti a fini di giustizia penale» e tutelare la privacy delle persone intercettate e coinvolte nel processo «occasionalmente».

 

Reclusione per le riprese fraudolente
La delega prevede la possibilità di condannare al carcere (da sei mesi a 4 anni) chi diffonde riprese o registrazioni “fraudolente” «al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui». La condanna alla reclusione è però esclusa quando le immagini costituiscano strumento per l’esercizio del diritto di difesa, prova nel processo o rientrino nel diritto di cronaca. Il Movimento 5 stelle però non si accontenta di questa esclusione esplicita e parla di “legge bavaglio”, perché comunque la norma prevede una sanzione per chi diffonde le riprese o registrazioni “fraudolente”.

 

L’udienza filtro
La legge non prevede più,  invece, la cosiddetta “udienza filtro”, nel corso della quale le parti, davanti al giudice, esaminano le intercettazioni per stabilire quali siano rilevanti ai fini del processo ed escludendo i contenuti ritenuti irrilevanti. Un emendamento della presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd), l’ha cancellata con il disappunto del sindacato dei giornalisti. Il motivo, spiegano dalla maggioranza è che in casi come quello di processi con più imputati l’ascolto delle intercettazioni sarebbe accessibile a tante persone, facendo venir meno la motivazione della tutela della privacy. Dopo le proteste dei giornalisti e dell’Anm (l’Associazione nazionale magistrati ha bollato come incoerente e disorganico l’intero testo della riforma), il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è però detto disponibile a valutare nuovamente l’introduzione dell’udienza filtro.

 

Le critiche di Fnsi
Il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso ha accolto positivamente l’apertura di Orlando e ha spiegato come «lo strumento della delega in tema di libertà di stampa sia di per sé pericoloso». Pur riconoscendo l’esigenza di sanzionare gli eccessi, Lorusso ha annunciato la mobilitazione della categoria se non viene riconosciuto «il diritto di diffondere le notizie rilevanti per l’opinione pubblica, anche quando non hanno alcuna rilevanza penale».

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