Gli alfaniani gridano allo scandalo e dicono che la nuova formulazione della legge sulle unioni civili sarebbe «un’inaccettabile forzatura» del Pd. Lo dice così, ad esempio, Maurizio Lupi, presidente dei deputati centristi: «Introdurre tensioni nella maggioranza continuando ad alzare asticelle divisive non è un buon servizio né al governo né al Paese».

E pensare, invece, che il testo che il Pd vuole portare direttamente in aula e senza relatore, per superare l’impasse della commissione giustizia, fa ulteriori concessioni ai conservatori di tutti gli schieramenti. Anche se “non sostanziali” dice a Left Monica Cirinnà, senatrice dem e prima firmataria del testo. In realtà la nuova formulazione – di cui però per leggere il testo ufficiale bisognerà aspettare domani – conferma l’intenzione di non avvicinarsi formalmente all’equiparazione col matrimonio: viene confermata la prudente perifrasi della “formazione sociale”. “ll nuovo testo”, spiega il senatore dem Giorgio Tonini, cattolico, “viene incontro a una delle obiezioni. Dicevano: voi state facendo i matrimoni. Abbiamo quindi chiarito la distinzione fra i due istituti”. “Ma la formula con cui si sanciranno le unioni”, continua Cirinnà, “vi assicuro che ricorda in tutto e per tutto quella dei matrimoni civili”. “Non è un caso”, dice, “che gli alfaniani protestino. Protestano anche perché abbiamo mantenuto la reversibilità delle pensioni”. Questa, con adeguate coperture, dovrebbe esser prevista dall’art. 19.

Cirinnà assicura anche che non c’è alcuna modifica sull’articolo 5 della legge, quello che introduce l’adozione del figlio del partner. Secondo l’anticipazione pubblicata da Repubblica, nel nuovo testo la stepchildadoption sarebbe stata limitata ai figli naturali: “Ma non è vero!”, dice ancora Cirinnà, convinta che a mettere in giro queste voci sia chi – anche nel suo partito – vuole spingere Sel e 5 stelle verso il voto contrario, affossando, a quel punto, la legge.

@LeftAvvenimenti

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