«Da quel che ne so e per quel che ho letto il  Trans Pacific Partnership (TPP) per come è adesso non mi piace». È una discreta inversione a U quella di Hillary Clinton, che ieri ha annunciato di non essere d’accordo con gli accordi di commercio con i Paesi del Pacifico che, se ratificati dai Paesi coinvolti, coinvolgerebbero il 40% del Pil mondiale. E consentirebbero agli Stati Uniti di lavorare al contenimento della Cina dal punto di vista economico: tutti i Paesi coinvolti – salvo quelli latino americani che affacciano sul Pacifico – sono a ridosso del gigante asiatico.

In passato Hillary ha sostenuto gli accordi commerciali internazionali e, quando era Segretario di Stato, persino il TPP. La Cnn pubblica un elenco di tutte le volte che Clinton ha difeso l’accordo, elenco chiaramente fornito dalla Casa Bianca, che viene messa in difficoltà dalla presa di posizione dell’ex Segretario di Stato.

Sul commercio internazionale, come su altri temi – la costruzione dell’oleodotto XL Keystone, ad esempio – Hillary sta prendendo posizioni che non ci si aspetterebbe da una figura politica come lei. Ma perché la candidata alle primarie democratiche sceglie questa strada? Proprio perché è una candidata alle primarie e, al momento, i suoi avversari corrono alla sua sinistra e sono entrambi severi critici dei trattati di commercio. Sia Bernie Sanders, che corre nei sondaggi, che Martin O’Malley, lontanissimo, hanno rimarcato il cambio di posizione di Hillary: «Sono lieto che abbia cambiato idea, io lo dico dal primo giorno che questo è un accordo sbagliato», ha detto il senatore socialista del Vermont. Insomma, se Hillary vuole tenere lontani i suoi concorrenti, deve rincorrerli. A giorni (il 13 a Las Vegas) il primo dibattito democratico in Tv, dove Hillary verrà incalzata sulla questione dai conduttori e dagli avversari. E in settimana la stessa candidata presenterà una serie di misure per rafforzare i controlli su Wall street, le banche e la finanza.

Certo, prendere troppo le distanze dall’amministrazione Obama potrebbe contribuire a far sciogliere le riserve su una partecipazione alle primarie a Joe Biden. E questo sarebbe pessimo per Clinton. Uno spot Tv che mette l’accento sulla personalità di Biden, segnata da due tragedie enormi, (qui sotto), voluto dai sostenitori del vicepresidente, è già in circolazione. Anche per lui, che pure è molto popolare, la strada delle primarie sarebbe in salita.

Ma posizioni troppo di sinistra non potrebbero mettere in difficoltà la candidata alla presidenza una volta vinte le primarie? Essere contro gli accordi commerciali, in verità, potrebbe anche rivelarsi una buona carta da giocare contro i repubblicani. In alcuni Stati fondamentali per arrivare alla Casa Bianca – Ohio, Wisconsin, Minnesota ad esempio – le fabbriche hanno chiuso e sono emigrate verso la Cina e ai lavoratori bianchi, per quanto non culturalmente di sinistra, la contrarietà al libero scambio potrebbe piacere. Se poi torniamo al virgolettato di Clinton («A quel che so…per come è adesso»), possiamo notare come la candidata lasci una porta aperta a un nuovo cambio di posizione. Infine, c’è il dato di fatto che il commercio internazionale non è più così popolare come ai tempi di Bill: il centro politico, negli Stati Uniti si è spostato molto a sinistra.

Sul fronte repubblicano va invece segnalato il quasi appoggio di Rupert Murdoch a Ben Carson, il chirurgo afroamericano e molto conservatore. Carson è secondo nei sondaggi, insegue Donald Trump, ma potrebbe diventare il candidato che raccoglie attorno a se la parte conservatrice del partito. Ha il solo difetto di essere nero, cosa che non piace alla destra bianca di alcuni Stati. Qui sotto il tweet con il quale il magnate delle telecomunicazioni benedice Carson.

 

@minomazz

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