Il presente è il tema, vivo e urgente, della XIV edizione di Fotografia-festival internazionale di Roma che ha aperto il 9 ottobre. Al Macro e in altri luoghi della Capitale, fino al 17 gennaio, si dipana una mostra, come sempre poliedrica, con molti giovani talenti e nomi di primo piano della fotografia internazionale. A cominciare da Olivo Barbieri con il progetto site specific Roma14 e dall’inglese Paul Graham, autore che sa cogliere la grazia e la bellezza in attimi straordinari, nel flusso quotidiano della vita nelle strade, in ciò che c’è di più ordinario. I suoi dittici che compongono The Present mostrano le infinite possibilità contenute in un istante, che si possono aprire inaspettatamente. Graham – a cui il festival rende omaggio fin dal titolo – ci restituisce magistralmente questi speciali momenti di attesa, di stupore, per qualcosa che sta per accadere. Con lui e con molti protagonisti della scena internazionale, il fotografo e direttore artistico di Fotografia festival, Marco Delogu, ha avuto modo di tessere un dialogo più stretto da quando, lasciata Roma, si è trasferito in Inghilterra, con un nuovo, importante, incarico, di direttore dell’Istituto italiano di cultura (Ici) a Londra. Anche da questo abbiamo preso spunto per la nostra intervista.


Olivo Barbieri, site specific_ROMA14

Paul Graham, The Present, dittico

Marco Delogu, da quattro mesi lei è alla guida dell Ici-London, come è vista oggi la cultura italiana oltremanica?
A Londra oggi c’è un enorme interesse per la cultura italiana. Da Dante a Gramsci, passando per gli studi di Sraffa. E poi c’è una grande attenzione per il cinema italiano, anche per quello contemporaneo, non solo per i classici del neorealismo e per Pasolini. Il London film festival, per esempio, presenta i nuovi film di Luca Guadagnino, di Piero Messina e molti altri.
Quali sono gli autori italiani di oggi più letti ?
Elena Ferrante è un caso letterario anche a Londra, ma c’è attenzione anche per scrittori come Sandro Veronesi e per autori più giovani come Emanuele Trevi, all’istituto ce ne occuperemo nei prossimi giorni e settimane. All’Istituto prossimamente incontreremo attori come Fabrizio Gifuni e un protagonista del teatro di narrazione come Marco Paolini.
Lei ha sostenuto un appello per salvare l’italian book shop di Londra. Che cosa rende speciale questa piccola grande libreria diventata protagonista anche di un romanzo di Luca Bianchini?
E’ un posto caldo che unisce la comunità e la cultura italiana. Dove trovi e puoi scovare libri e film. Dove incontri una libraia, (Ornella Tarantola ndr) che conosce tutto quello che vende, che sa parlare con i “clienti” e suggerire; sa diffondere la qualità della cultura italiana.
La sua ricerca come fotografo trova spazio in questo suo nuovo impegno di direttore dell’Italian Institute of culture?
Per me la fotografia è un fatto mentale, di pensiero. Penso e continuerò a pensare in questo modo. In questo periodo sono impegnato nelle prime ricognizioni per tre nuovi lavori: uno dedicato a Londra, che sento come la naturale continuazione di Roma e di Luce attesa. Il secondo progetto continua il mio lavoro sui cavalli. Il terzo è un lavoro che mi è stato commissionato per le scene di un’opera lirica. Nel mio nuovo studio londinese sicuramente riprenderò il mio lavoro di ritrattista, che ho interrotto da un po’ di tempo.
Viceversa, cosa ha portato questa sua londinese al festival di fotografia di Roma?
All’estero si vedono cose nuove, si ricevono nuovi stimoli. Così il festival si è aperto a nuove visioni e a nuovi rischi. A Londra ho incontrato di nuovo Alec Soth, Jon Rafman, Parr e molti altri autori internazionali. Con loro ho avuto occasione di parlare del festival, della contemporaneità, di ciò che significa lavorare oggi con la fotografia. E tutto questo ritorna nella mia visione della rassegna. Last but not least porterò a Londra il festival di Roma e in particolare la commissione Roma e la giovane fotografia italiana.
Il festival- fotografia ha una programmazione vasta che dal Macro si espande in altre location. Come è strutturata?
Il festival è una riflessione profonda sul presente con molte contaminazioni fra fotografia e letteratura. Parte da Paul Graham e arriva alla collettiva dove quest’anno sono coinvolti molti fotografi italiani. Non perdere De Giorgis, Scollo, Graziani. E poi Giovanna Silva e Francesco Neri. Fantastico il lavoro di Pietro Paolini e il lavoro comune di Cocco e Serra. Quella di Paul Graham è una grande lezione su come si lavora e su come si espone un lavoro.
Con il poetico cortometraggio Ci sarà ancora il mare? interpretato da Pietro Ragusa e musicato da Paolo Fresu si è misurato anche con il cinema. Come è nato questo progetto?
Da un po’ di tempo la fotografia non mi basta più e il cinema mi è sembrato il miglior modo di lavorare sul ritorno nella mia terra. Non tornavo in Sardegna da trent’anni e l’emozione è stata forte. Mio padre, mia madre, le loro vite e la loro etica. Tutte le visioni e i paesaggi forti, mi serviva la parola, la musica originale di Paolo Fresu. E il racconto di mia sorella Cristina da cui ho preso ispirazione. Ora è finito il primo pezzo del film, ma il progetto verrà ripreso la prossima estate.

@simonamaggiorel

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Drew Nikonowicz, This World and Others Like It

Paolo Ventura - Homage a Saul Steinberg 2
Paolo Ventura, Homage a Saul Steinberg 2

 

Chanel e Sidney nel giardino di nonna Sevla. Roma. Luglio 2015.

Paolo Pellegrin, Sava

 

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