Il papa è buono e voleva tanto cambiare la Chiesa. Poi mannaggia, ancora due corvi (un po’ come i gufi della politica che frenano l’ardore di cambiamento del premier Renzi) glielo vogliono impedire. Cattivi! Anzi cattivoni, è proprio il caso di dirlo. Far uscire documenti riservati e conversazioni private – anche del pontefice – dai quali si evincono le sterminate risorse del Vaticano e l’uso (o l’abuso) che ne viene fatto, non è ammissibile. E così si corre ai ripari: in galera la strana coppia di corvi (monsignor Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui, rispettivamente l’economo e la commissaria del papa), fonti segrete di due libri che preoccupano il Vaticano (Via crucis di Gianluigi Nuzzi e Avarizia di Emiliano Fittipaldi) perché offuscano l’ardore di “cambiamento” anche di Francesco. Imponendo una “trasparenza”, questa volta non desiderata, su ricchezze sterminate, immobili per quattro miliardi di euro, decine di scandali finanziari, fondazioni vaticane dedicate ai bambini che investono migliaia e migliaia di euro per le case di cardinali importanti e soldi, tanti soldi, di imprenditori indagati ancora nascosti dallo Ior.

Nulla di strano, nulla che non sapevamo, se non fosse che ci massacrano di pagine per convincerci che questa è la Chiesa del cambiamento, quella che, pensate, ammette alla comunione “persino” i divorziati (gloriosa conclusione del sinodo della famiglia!) e che dovrebbe assolvere (o dissolvere) il compito della sinistra. Ed invece è sempre quella roba lì, quella del 1015 o del 1075, dei vescovi-conti e del Dictatus papae di Gregorio VII, travolta da scandali ed eresie pauperistiche, sempre alle prese con la propria presunta infallibilità. Ed invece evidentemente fallibile, come sempre. Costretta a mascherarsi da secoli dietro un supposto dominio spirituale per nasconderne uno “troppo” temporale.

E tutto scivola mentre, come racconta Alberto Asor Rosa su Il manifesto di qualche giorno fa, a Roma, nel 2015, come fosse l’anno 1000: «Un bel giorno papa Francesco proclama un Giubileo straordinario della Misericordia… Ci sono state consultazioni preventive in proposito? Qualcuno, al di qua del Tevere (in ordine il “fu” Marino, Zingaretti, Renzi, ndr), ha risposto che andava tutto bene? Improbabile. Dunque, il Vaticano dispone di Roma come fosse cosa sua (è già accaduto altre volte nella storia, anche dopo il 1870). I poteri democratico-rappresentativi a quel punto sono spinti inevitabilmente in un angolo. Cosa potrebbero dire o fare di fronte a un messaggio universalistico-religioso di tale portata? Ma il messaggio universalistico-religioso si trasforma rapidamente in una serie di Ukase (comandamenti, ndr) politico-temporali sempre più assillanti e persino, da un certo momento in poi, anche violenti: avete chiuso le buche? Avete rattoppato le metropolitane? A che punto siete con l’accoglienza? Siete in grado di garantire il ristoro? E la sicurezza, la sicurezza, come va?».

E «i poteri democratico-rappresentativi» accorrono, non resistono a lungo nell’angolo, non è questa la natura di Renzi, e si mettono al servizio. Efficienti. Via Marino, arriva il commissario Tronca. E si piega, tanto. Si inchina e bacia la mano. Al vecchio sovrano di Roma. Perché gli «Ukase politico-temporali» dei tanti vescovi-conti di oggi si fanno sempre più assillanti e «poi anche violenti». Quasi fosse una moderna Canossa nella quale l’imperatore (Renzi) non si umilia ma umilia (Marino) davanti al pontefice e ottiene l’investitura: buche, metropolitane, sicurezza e accoglienza… tutto sarà pronto per la kermesse romana. Giubileo come Expo. In fondo che differenza c’è?

Questo editoriale è sul numero 43 di Left in edicola dal 7 novembre

 

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