La copertina del prossimo numero di Left, in edicola da sabato 14 novembre, è dedicata agli scandali vaticani e alle dinamiche interne alla Santa Sede, che nonostante le riforme promesse da Francesco, appare immutabile, nei meccanismi di funzionamento, come nei vizi. Scrivono Raffaele Carcano, Federico Tulli, Adriano Prosperi, Giulio Cavalli, con interviste a Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. 

Contrariamente a quanto il portavoce della Santa Sede, mons. Lombardi, aveva dichiarato dopo gli arresti di mons. Vallejo Balda e della lobbista Francesca Chaouqui, ci sono dei nuovi indagati nell’ambito dell’indagine sulla fuga di notizie denominata Vatileaks 2. Si tratta di Emiliano Fittipaldi, autore del libro Avarizia (Feltrinelli) e di Gianluigi Nuzzi che ha firmato Via crucis (Chiarelettere). Entrambi sono finiti nel mirino della magistratura del papa. «La Gendarmeria vaticana – ha spiegato Lombardi – aveva segnalato l’attività svolta dai due giornalisti, a titolo di possibile concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati. A questo titolo sono ora indagati». Detto in parole povere, svolgere inchieste che riguardano possibili affari illeciti che si realizzano all’ombra della monarchia assoluta guidata da papa Francesco è un potenziale reato.

«C’è chi se la prende con lo specchio e non con l’immagine che viene riflessa, disse una volta quel gigante del giornalismo che era Enzo Biagi. Da allora direi che abbiamo fatto veramente pochi passi avanti» ha detto Nuzzi a Left poche ore prima che fosse divulgata la notizia dell’inchiesta nei suoi confronti. E anche Fittipaldi, interpellato dal nostro giornale, quasi se lo aspettava: «Quando svolgi un’inchiesta che riguarda un potere forte, questo reagisce con tutte la armi a sua disposizione. Screditando, minacciando, intimidendo».

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Dopo la pubblicazione dei due libri, tra le tante reazioni giunte da oltretevere, tutte durissime, ha fatto scalpore senza dubbio quella del pontefice: «Rubare quei documenti è un reato. È un atto deplorevole che non aiuta», ha tuonato Bergoglio confermando la linea dura della Santa Sede in questa vicenda, in pratica annunciando gli sviluppi di queste ore. Una reazione durissima e un atto d’indagine nei confronti del giornalista di Mediaset e del collega de L’Espresso, che mal si combinano con quanto si era affrettato a dire il portavoce Lombardi poche ore prima dell’uscita di Avarizia e di Via crucis, quando già circolavano alcuni contenuti: «Si può dire che in buona parte si tratta di informazioni già note, anche se spesso con minore ampiezza e dettaglio, ma soprattutto va notato che la documentazione pubblicata è per lo più relativa a un notevole impegno di raccolta di dati e di informazioni messa in moto dal Santo Padre stesso per svolgere uno studio e una riflessione di riforma e miglioramento della situazione amministrativa del Vaticano e della Santa Sede».

«La realtà è che nessuno ha trafugato i documenti che ho utilizzato per la mia inchiesta. Questi erano tutti nelle disponibilità di chi me li ha dati» precisa Nuzzi. «Tra le mie fonti – aggiunge – ci sono uomini di Chiesa, persone rispettabili. Io penso che il vero problema non è chi racconta il malaffare, ma è rappresentato dall’obolo di San Pietro che non va ai poveri, oppure dal banchiere Giampietro Nattino che riciclerebbe denaro attraverso il Vaticano. A tal proposito va riconosciuto che sono aumentati i sistemi di controllo e di denuncia, e la collaborazione internazionale tra magistratura italiana e quella del Vaticano. Ma su quanta pulizia sia stata fatta ho delle riserve. Non è che sia stata fatta grande pulizia».

Per quanto riguarda questo altro aspetto “giudiziario” che ruota intorno alla vicenda Vatileaks 2 anche se non è direttamente collegato, secondo l’autore di via Crucis, l’indagine nei confronti del presidente di Banca Finnat Euramerica spa è un segnale che «qualcosa in termini di trasparenza finanziaria sta cambiando al di là delle Mura Leonine. Seppur molto lentamente». Nuzzi si riferisce al rapporto di 33 pagine, pubblicato in esclusiva dall’agenzia Reuters, realizzato da investigatori del Vaticano che stanno indagando su un «eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato» in cui sarebbe stata utilizzata l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica che gestisce finanze ed immobili d’Oltretevere. Per farsi un’idea dell’ordine di grandezza in cui si muovono questi affari bisogna sfogliare le pagine del libro di Fittipaldi. Il bilancio dell’Apsa, si legge in Avarizia, a differenza dello Ior, «non è di dominio pubblico». In particolare «ha attivi per 998 milioni di euro (anno 2013)» e il «portafoglio investimenti in euro ha superato nel 2013 la bellezza di 475 milioni”.

Secondo la Reuters, le informazioni contenute nel documento riservato degli ispettori vaticani, che copre il periodo 2000-2011, sono stato trasmesse agli inquirenti italiani e svizzeri per i relativi controlli, perché alcune attività legate ai conti avrebbero avuto luogo in questi paesi. Gli investigatori vaticani sospettano che l’Apsa sia stata utilizzata da persone estranee al Vaticano, con eventuale complicità di personale interno, in violazione dei propri regolamenti. In particolare hanno rilevato la presenza di un «portfolio» riconducibile a Giampietro Nattino, il cui contenuto «oltre 2 milioni di euro» sarebbe stato trasferito in Svizzera poco prima che in Vaticano, nel 2010, fossero introdotte le nuove leggi contro il riciclaggio.

Si tratta, in assoluto, della prima inchiesta della Autorità di informazione finanziaria vaticana che viene resa nota pubblicamente e che non riguarda ecclesiastici o organizzazioni della Chiesa cattolica. L’unico caso arrivato finora allo scoperto ha riguardato mons. Nunzio Scarano, funzionario proprio dell’Apsa, sotto processo in Italia per operazioni sospette realizzate tramite lo Ior, l’istituto bancario della Santa Sede che secondo la Procura della Repubblica di Roma fino al 2011, anno in cui ha chiuso i conti correnti negli istituti italiani trasferendo tutto in banche estere, ha «esercitato abusivamente l’attività bancaria e finanziaria» per oltre 40 anni.  

 

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