La destra europea e americana sembrano molto unite su una questione: tenere i siriani a casa loro, non fare entrare rifugiati siriani che giudica tutti indistintamente potenzialmente pericolosi. E in questo caso non si tratta nemmeno di aiutarli, come direbbe qualcuno usando un artificio retorico. «Discutere di quote a questo punto è diventato assurdo» ha dichiarato un diplomatico di primo rango bulgaro Mitov in un’intervista con la radio pubblica. «Questo non è il modo per risolvere il problema ». Il governo di Sofia non ha però nulla da dire sulle accuse venute da Oxfam sui maltrattamenti che la polizia locale infligge ai danni dei rifugiati in fuga. Oxfam parla di estorsioni, sequestri di passaporti e sottrazione di beni, pestaggi anche ai danni di adolescenti, condizione di detenzione (per cosa?) spaventose e minacce con la pistola alla tempia.

Dal canto suo l’Ungheria ha intenzione di impugnare il piano di redistribuzione dei rifugiati nelle corti europee. O almeno questo è quanto ha annunciato il ministro della Giustizia Laszlo Troscsanyi.

In questo coro di governi di Paesi dell’Est contro il pure sottofinanziato e mediocre piano di redistribuzione dell’accoglienza, c’è anche il ministro dell’Interno polacco Mariusz Blaszczak, fresco vincitore con il suo partito Legge e Giustizia che per scagliarsi contro il piano Merkel ha ricordato la distruzione nazista di Varsavia durante la Seconda guerra mondiale. «Il piano di ricollocazione dei rifugiati è un altro esempio dell’arroganza tedesca. Siamo a Varsavia, che è stata distrutta dai tedeschi, che hanno ucciso 50mila persone, tra cui donne e bambini».

Al coro anti-tedesco e anti islamico di una parte dell’Europa politica si aggiungono i repubblicani americani, che stanno facendo di tutto per far fallire il piano Obama per l’accoglienza di 100mila profughi entro il 2017. Il governatore della Louisiana Bobby Jindal ha emesso un ordine esecutivo che impone alla polizia locale e ai funzionari statali di tenere fuori i rifugiati a qualsiasi costo. Altri 25 governatori (una democratica, la governatrice del New Hampshire) hanno fatto scelte simili. Quanto al neo eletto speaker della Camera (il sostituto di John Boehner) anche lui ha espresso il suo giudizio. Il religioso ex compagno di viaggio di Mitt Romney – era il suo candidato vicepresidente nel 2012 – ha spiegato che «a volte è meglio scegliere la sicurezza sulla compassione» e ha detto che occorre mettere in pausa il programma di accoglienza.

Tutti i candidati alle primarie repubblicane hanno dichiarato la loro contrarietà ad accogliere rifugiati con l’eccezione di Jeb Bush e Ted Cruz, che sono disponibili a fare entrare solo richiedenti asilo di religione cristiana (i tre democratici, Clinton, O’Malley e Sanders sono invece favorevoli). Donald Trump ha sostenuto che Obama ha intenzione di spedire rifugiati solo negli Stati repubblicani, come dire che se ne infischia se gli elettori di quel partito subissero attentati. Mike Huckabee invece ha detto che i siriani non si possono integrare per ragioni culturali e di clima – ce ne sono circa 150mila nel Paese, da decenni.

A coloro che oggi si oppongono all’idea dell’accoglienza, che non vogliono lasciar entrare e coloro di essere nipoti di un continente devastato dalla guerra nel quale i profughi erano milioni, ha risposto indirettamente con dei tweet un account gestito da un professore di storia americano, Peter Shulman, che ha recuperato dei sondaggi degli anni ’30 sull’accoglienza americana agli ebrei in fuga dal nazifascismo. Qui sotto un paio di tweet con una rappresentazione grafica di quei sondaggi dove si osserva come gli americani fossero nettamente contrari all’idea di aprire le frontiere a gente venuta dall’Europa sull’orlo della guerra. Stessi pregiudizi si segnalano in documenti d’epoca sui primi siriani arrivati. Alla domanda: dovremmo accogliere 10mila bambini ebrei in fuga dalla Germania? il 61% risponde No. Eppure, dall’arrivo di milioni di persone, prima e dopo la guerra, l’America ci ha guadagnato un’enormità. Farebbero bene a ricordarsene europei id destra e americani (alcuni dei quali parenti lontani dei profughi o emigranti di allora).

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