Robert Capa a colori.  Come erano in realtà gran parte delle sue pellicole. Anche se il grande fotografo della Magnum conquistò la notorietà soprattutto per i suoi eleganti scatti in bianco e nero. Dopo la grande retrospettiva a New York  organizzata dal Centro internazionale di fotografia in occasione del centenario dalla nascita di Robert Capa ( Budapest 1913 – Indocina 1954) e la recentissima retrospettiva di Budapest, l’esposizione curata da Cynthia Young approda dal 21 novembre al 29 maggio 2016 a Château de Toursen, in Francia, con la collaborazione di Jeu de Paume e  di Chroma Photography.

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Robert Capa — Jetée, Biarritz, France, agosto 1951 – International Center of Photography, New York – © Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos

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Robert Capa — Humphrey Bogart e Peter Lorre a Ravello, 1953 – International Center of Photography, New York – © Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos

«Quando Robert Capa iniziò questa nuova avventura, il suo talento con le pellicole in bianco e nero era  già riconosciuto e iniziare con il colore a metà della sua carriera gli rese necessaria una nuova disciplina ma gli aprì anche nuove opportunità», racconta la curatrice. «La mostra si occupa anche del modo in cui Capa si reinventò come fotografo durante gli anni in cui non si occupò di guerra e conflitti politici. Il lavoro con il colore era infatti un suo tentativo per cercare di tenere a galla l’agenzia Magnum, visto che le riviste, nel dopoguerra, volevano sempre di più fotografie che non fossero in bianco e nero». Questa retrospettiva dunque presenta un aspetto tutto sommato meno conosciuto del  fotogiornalista che ha vissuto in diretta le guerre del Novecento,  registrando tutto il dramma  del vissuto in scatti entrati nei manuali di storia. Come quello tragico e doloroso in cui un soldato dell’esercito repubblicano  spagnolo viene colpito a morte da un proiettile nel 1936 .

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Robert Capa — Un cirso familiare a Rambaugh, Indiana, 1949 – International Center of Photography, New York – © Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos

Il vero nome di Capa era Endre Ernő Friedmann ed era nato in Ungheria nel 1913. Aveva scelto un nome d’arte, agli esordi, per rendere le sue foto più misteriose. Scelse  un nome che potesse suonare americano e venne in Italia al seguito dell’esercito americano realizzando, soprattutto nel dopo guerra alcune immagini  che hanno poi parlato anche degli aspetti glamour di Roma e delle Alpi sciistiche in tutto il mondo. 

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Robert Capa — Una modella Dior sulla Senna a Parigi, 1948 – International Center of Photography, New York – © Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos

Già nel 1938, durante la guerra sino-giapponese,  si era fatto inviare da un amico newyorkese  rullini Kodachrome. Così  era coominciata la sua sperimentazione a colori. Durante la Seconda guerra mondiale Capa portava sempre con sé due macchine fotografiche di cui una caricata con una pellicola a colori.  Ma ancora le riviste stampavano in bianco e nero.  Ma non  interruppe per questo la propria ricerca  continuando a fare fotoi a colori  nel dopo guerra  anche se  fino al 1954 restarono perlopiù nei suoi  archivi. In questa mostra di Château de Toursen si possono vedere le straordinarie fotografie del viaggio in Unione Sovietica, compiuto nel 1947 con lo scrittore John Steinbeck e poi in Israele tra il 1949 e il 1950.  Ma non mancano gli scatti più fashion delle star di Hollywood  ritratte nei primi anni Cinquanta, da Humphrey Bogart a Ingrid Bergman, da Orson Welles  a  John Huston. in vacanza a Biarritz, in Francia o in località sciistiche europee.  L’avventura di Capa a colori è documentata in un volume fotografico Capa in Color pubblicato da Electa.

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