È oggettivamente il personaggio web dell’anno. Non è un rapper che stimola istinti tali da far rivalutare il vaccino antirabbica per gli esseri umani; non è un trasgressivo gruppo internazionale di hacker ambientalisti-pacifisti-animalisti-anticonsumisti (fuorché di cannabis); non è la pagina facebook del vuoto cosmico che alberga in una qualche soubrette e nei suoi movimenti pubico-sentimentali; non è un comico al quale affidiamo lo sfogo delle nostre frustrazioni; e non è un movimento che ha creato un trend virale, né una moda, né un marchio che fa status. Anche perché il suo stile, dall’impronta volutamente e inevitabilmente personale, è inimitabile.

Classe 1944, vive dov’è nato: a Monghidoro, in un bellissimo paesino incastonato nell’Appennino, bolognese che conta poco più di 3mila anime.

Il primo palco cavalcato è, nemmeno a dirlo, quello delle feste dell’Unità, e anche i primi soldi guadagnati (mille lire) sono di quella pasta lì: genuina.

Questo figlio di papà ciabattino da cui impara l’umiltà, Karl Marx e a misurare la dignità politica al metro, oggi ha una pagina facebook che conta 2.164.080 di ammiratori. Si chiama Gianni Morandi, e i suoi “follower” non sono fan, non sono seguaci, non sono leoni da tastiera bisognosi di scaricare la loro violenza nel web. Tutt’altro. Sono persone che hanno trovato e apprezzano la gentilezza, vero segreto del suo boom in rete.

Non strategie da social media manager, non studio delle parole chiave e degli argomenti “trending topics”. L’unica tendenza che questo signore segue, è quella dell’amabilità. Della costante e pervicace ricerca della semplicità in ogni cosa o persona che incontra. E che quasi pedina: clamoroso – ma sempre accolto con simpatia – fu l’autoscatto fatto in una stazione del treno locale assieme a un ragazzo a malapena liceale, che probabilmente, come si intuì dai commenti sottostanti, stava facendo il fughino a scuola. E Gianni lo fa beccare.
Ma troppo è l’amore per rifiutare una foto con questo personaggio che resta sempre persona, in ogni risposta che da. E risponde a tutti. Tranne a chi scrive (che gli ha scritto su qualsiasi supporto comunicativo) e in generale ai giornalisti ai quali non concede interviste. Perché quello che ha da dire, lo dice di cuore e di suo pugno sulla sua bacheca. Affronta temi politici in tono umano, non si schiera ma è ben posizionato su valori “antichi”, come il rispetto. Ed è a colpi di questa innovativa arma “mediatica” che ogni suo post si conquista decine di migliaia di like.

Il contenuto?

Una tazzina di caffè servito con una risata dalla signora Deborah

29 dicembre. Sono in viaggio. Sosta per un caffè servito dalla simpatica Deborah! Foto di Anna

Posted by Gianni Morandi on Martedì 29 dicembre 2015

un semplice “Benvenuti al sud” davanti alla più spartana e casalinga delle tavole, ci fa respirare ospitalità:

18 dicembre. Benvenuto al sud…

Posted by Gianni Morandi on Venerdì 18 dicembre 2015

48mila like, migliaia di condivisioni. E la domanda sorge spontanea: perché qualcuno dovrebbe condividere la foto di qualcun altro con uno sconosciuto? È il mistero del contagio salubre di Gianni Morandi.

Un bacio per augurare Buon Natale assieme alla first lady, Anna, sua compagna da 20 anni e moglie da 10? Novantamila like.

25 dicembre.Auguri a tutti!Foto di Pietro.

Posted by Gianni Morandi on Venerdì 25 dicembre 2015

Nemmeno un recente polverone mediatico sollevato da una sedicente giornalista, che lo accusava di non essere l’autore dei propri post, ne ha scalfito successo né tantomeno affetto. «Ogni tanto mi aiuta Anna», ha tranquillamente risposto. Lezioni di educazione, questa sconosciuta.

 

Lui, che nemmeno 18enne, debutta nel mondo discografico “a cento all’ora”, con l’omonima canzone, oggi continua con quel ritmo a dispensare risposte affabili, abbracci e serenità da un palco, quello della rete, che solitamente va in direzione opposta, ovvero dell’accanimento rabbioso e indistinto verso chiunque e genericamente privo di contenuti nonché forma grammaticale.
Il suo primo 45 giri uscirà nel 1962 inciso con l’orchestra di un giovane musicista, tale Ennio Morricone. Ma è da Fatti mandare dalla mamma che inizia il successo. Cantagiro, Canzonissima, Sanremo. Oggi, Gianni ha sulle spalle 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Su ben altra scena, quella del web, il popolo della rete che lo adora, ha perfino creato una pagina per proporlo come Presidente della Repubblica.

Su Facebook debutta invece il 16 aprile del 2009, e per un po’ seguirà toni un po’ incerti, quasi da ufficio stampa. I suoi comunicati saranno di tipo esclusivamente musicale e riguardanti sue partecipazioni a eventi – come la memorabile conduzione del Festival di Sanremo del 2012 – o pubblicazioni musicali. Ed è proprio in quest’anno che inizia a farsi vedere per quello che è, con i primi post sulle sue famose e salutari corse:

8 novembre…. e domani 10-11 km di corsa…

Posted by Gianni Morandi on Giovedì 8 novembre 2012

o nella versione aggiornata con video in cui dispensa benevoli consigli:

Sabato, 21 dicembre. Anche oggi un po’ di movimento… buon fine settimana!

Posted by Gianni Morandi on Sabato 21 dicembre 2013

Allo stadio o davanti a un falò. Nessun ritocco, nessun photoshop, nessuna intenzione di colpire per simulare imitazione o distanza dalla persona normale. A volte sudato, altre malaticcio, altre spettinato: non si cura dell’espressione, nella maggior parte dei casi comunque impostata su una risata dalla dirompente allegria.

Con il garbo e la semplicità che lo hanno sempre caratterizzato – nel tono e nel modo di pronunciare sempre, anche quando malinconico, la fine dei versi con un sorriso, nella melodia e anche nelle esibizioni – non manca di avvicinarsi anche a temi sociali. Sebbene la sua non sia mai stata una canzone di “protesta”, cosa che pagherà durante gli anni impegnati delle lotte operaie e studentesche che videro in colleghi più schierati di lui i loro baluardi, nel 1967 incide C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, di Mauro Lusini, o Al bar si muore, che gli varrà vere e proprie contestazioni violente nella Torino del 1970. “Stampo” che riprende identico per i suoi commenti online.

Ieri come oggi, davanti alla violenza, Gianni non si scompone. L’abbiamo visto alcuni mesi fa, in occasione della pioggia di insulti che gli ha riservato il vigliacco “popolo del web” in risposta al suo intervento in favore dell’ennesima strage di migranti nei nostri mari, per nostra responsabilità. Il 21 aprile, giorno della Liberazione del capoluogo emiliano, Morandi si permette di picchiettare delicatamente sulla spalla della memoria, domandando «vi ricordate come eravamo?». Sollecitata, l’ignoranza si scatena in tutta la sua violenza. Ma il cantante bolognese, con una pazienza oggi rara quanto più preziosa, risponde volta per volta, offrendo garbo contro rozzezza, stupore e perseveranza a ignoranza e razzismo, buonsenso ed equilibrio al delirio dei leoni da tastiera.

Per quanto ci riguarda, cogliamo l’occasione di invitarlo in redazione, perché non nascondiamo l’invidia provata per i colleghi dell’amato Resto del Carlino di Bologna quando lo hanno avuto “direttore per un giorno”.

Lo aspettiamo! E come direbbe lui «un abbraccio, caro Gianni».

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