Un messaggio per rassicurare, ma anche per attaccare senza dirlo i repubblicani su due fronti: la circolazione delle armi e la retorica anti-islamica. Per la prima volta dopo 5 anni il presidente Usa Barack Obama si rivolge agli americani dallo studio ovale per parlare della minaccia terroristica e della strage di San Bernardino portata a termine da un cittadino americano di origine pakistana e da sua moglie, entrata in America con un visto di ricongiungimento familiare.
Obama non ha annunciato grandi cambiamenti nelle politiche, ma ha piuttosto voluto ricordare cosa si sta facendo, rassicurare sull’impegno e tenere a bada i bassi istinti di una parte della società americana. Qui sotto l’elenco delle linee guida nella lotta anti-ISIS: campagne militari aeree e con le Special Operation Forces, addestramento a iracheni e siriani, chiusura dei canali di finanziamento dell’ISIS, individuazione di rischi e tentativo di impedire nuovi reclutamenti, lavoro per un cessate-il-fuoco in Siria.ISIL1Due cose Obama non dice: che alcuni di questi sforzi rischiano di essere complicati dalle diverse parti in commedia che alcuni Paesi giocano – dai sauditi, ai russi, ai turchi, alleati degli Usa di cui Washington hanno preso le difese nella crisi con Mosca. L’altra cosa che il presidente non spiega è come mai per due-tre anni gli Usa, atterriti dall’idea di intervenire e trovarsi nuovi problemi in casa, hanno lasciato incancrenire la situazione siriana senza provare una poderosa iniziativa diplomatica.

La strategia Usa non cambia: le novità sono solo relative agli ingressi negli Usa, che tornano a essere più complicati e all’impegno messo. Obama ribadisce che la guerra di terra non serve perché è esattamente quello che l’ISIS vorrebbe per «tenerci anni a combattere, pur sapendo di non poter vincere, e per reclutare nuovi militanti». In fondo la forza dell’ISIS è in buona parte un regalo della guerra di Bush in Iraq.

La parti importanti del discorso sta altrove. Obama dice: «Dobbiamo impedire a chi vuole compiere una strage di procurarsi armi automatiche (…) e non c’è nessuna ragione per cui persone che sono su una lista dei sospetti di terrorismo possano comprare legalmente fucili». Il Congresso insomma faccia qualcosa per limitare la circolazione e i controlli sugli acquirenti di armi. Un argomento nuovo contro l’epidemia di pistole e fucili. Una polemica e un invito ai repubblicani, che lo hanno immediatamente attaccato per queste parole – avendo votato contro in Senato a una misura blanda che, appunto, impedirebbe alle persone inculse nelle no-fly list dell’FBI di comprare armi.
L’ultima parte del discorso è politica ed è un attacco diretto contro quei candidati repubblicani che stanno usando in maniera sporca la strage di San Bernardino: «Se vogliamo battere il terrorismo dobbiamo sapere che le comunità islamiche devono essere al nostro fianco (…) dobbiamo respingere l’idea che i musulmani d’America vadano trattati diversamente, perché quando prendiamo quella strada, perdiamo. Tradiamo i nostri valori e facciamo un gran favore all’ISIS». Il messaggio al senatore Ted Cruz e a Donald Trump, che usano parole di fuoco, che chiedono registrazione di persone basate sulla provenienza, è chiaro.

@minomazz

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