Il sito è sovraccarico, tornate tra poco. Questo è il messaggio che si poteva leggere sulla pagina web della campagna di Donald Trump. Il motivo è semplice: il miliardario in testa ai sondaggi per le primarie repubblicane aveva appena diffuso un comunicato stampa in cui sosteneva che occorra «una chiusura totale e completa delle frontiere ai musulmani fino a quando non capiremo cosa sta succedendo».
La questione è presto spiegata: secondo Trump un sondaggio non esattamente affidabile commissionato dal Center for Security Policy sostiene che il 25% dei musulmani d’America ritiene che la violenza contro gli Usa sia giustificata, mentre il 50% ritiene che sia suo diritto vivere secondo la sharia. I dati sono discutibili e improbabili, ma anche fosse così, la differenza tra ritienere giusto qualcosa e praticarlo è enorme. Nel primo caso siamo di fronte a un’opinione, nel secondo a un reato. Il reato di opinione, invece, non esiste: lunico reato collegato alla manifestazione del pensiero è l’incitamento all’odio razziale, quello che negli Usa si chiama hate crime (e che diventa aggravante in altri reati in cui il razzismo assume forme violente).

Che a cavalcare l’idea del razzismo istituzionale in un Paese in cui ha fatto scalpore una legge sull’immigrazione in Arizona che consentiva di fermare le chiedere documenti a persone sospette di non essere in regola – che sarebbero state fermate perché ispaniche, e quindi sulla base di una profilazione razziale – è incredibile. Che l’argomento per farlo sia, testualmente: «Da dove questo odio venga e perché si dovrà determinare. Fino a quando non saremo in grado di capire questo problema e la pericolosa minaccia che pone, il nostro Paese non può essere vittime di attacchi orrendi da parte di persone che credono solo nel Jihad, e non hanno alcun senso della ragione o di rispetto della vita umana». Stiamo cercando di capire ma non capiamo, quindi sospendiamo la democrazia per un po’. E’ vero che anche Hollande si è lasciato prendere la mano, ed è vero che siamo in campagna elettorale, ma il fatto che Trump sia un potenziale presidente della prima potenza mondiale fa spavento.

Specie ai musulmani, che si dividerano tra quelli che hanno paura e quelli a cui monterà l’odio nei confronti dell’America.
Come ha twittato Ari Beriman, giornalista progressista Usa, parlando di Faharana Khera, avvocata e presidente di un’associazione di advocacy pro-comunità musulmana, Oggi la comunità islamica è più spaventata che dopo l’11 settembre. E non avevano ancora sentito Donald Trump.

Obama ha condannato la frase di Trump come anti-americana e anche alcuni candidati repubblicani, Jeb Bush in testa, hanno preso le distanze gudicando l’intervento poco presidenziale. Il dato reale è però che la strage di San Bernardino ha fatto irrompere il terrorismo tra i temi di cui discutere in campagna elettorale. E che Trump (e Ted Cruz, che sta crescendo in maniera costante nei sondaggi) lo usano in maniera grave e grottesca. Della dichiarazione di Trump di potrebbe ridere. Così come abbiamo riso del Bush che legge le fiabe ai bambini con un libro al contrario. Un sindaco della Florida gli ha risposto con il tweet piuttosto spiritoso qui sotto: «Bandisco Donald Trump fino a quando non avremo capito meglio». COn Bush, però, c’è stato poco da ridere e sarebbe meglio non sapere come sarebbe Trump.

@minomazz

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