Basta una lettera di tre sindaci per mettere in crisi il progetto di Sinistra Italiana e di un nuovo soggetto a sinistra del Pd? «No», dicono un po’ tutti i protagonisti. Ma la realtà è che la lettera scritta da Pisapia, Doria e Zedda ha fatto esplodere tutte le resistenze al percorso avviato, tutte le contraddizioni soprattutto interne a Sel.

È il partito di Nichi Vendola che si è infatti spaccato dopo l’appello dei tre sindaci all’unità del centrosinistra. È Sel che deve fare di più i conti con la lettera (e non solo perché nel Pd da Serracchiani e Guerini in giù hanno già cominciato la campagna del voto utile). È Sel, perché le reazioni di Civati («Pretendere che ora, grazie alla lettera, il Pd cambi rotta e torni a sinistra è un po’ come tentare di far rientrare il dentifricio dentro il tubetto»), così come quella di Cofferati («La stagione del centrosinistra in Italia è finita e occorre dirlo con la dovuta nettezza. È finita perché il Pd ha cambiato composizione, natura ed elementi valoriali») o di Paolo Ferrero, non sembrano molto colpite dall’appello.

Vorrebbero, Pisapia, Doria e Zedda che l’alleanza di centrosinistra si replicasse alle prossime amministrative, anche se segue «uno schema diverso rispetto a quello del governo nazionale, dove Sel è all’opposizione». Vorrebbero quindi, soprattutto l’alleanza tra Pd e Sel, i sindaci. E forse per questo è proprio Sel, guidata da Nicola Fratoianni, ad aver sentito di più il colpo. Sel, infatti, ha recentemente sposato – seppur con meno radicalità – la linea di Possibile di Giuseppe Civati. A Torino, a Bologna, a Napoli, a Roma, è ormai certo che ci saranno candidature indipendenti. E anche a Milano la rottura pareva ormai cosa fatta, con la candidatura dell’indigesto (e destro) Sala alle primarie del 7 febbraio.

Ma la lettera di Pisapia riapre i giochi, almeno in parte. E se fino a un minuto prima della lettera Fratoianni spiegava con Sala candidato Sel non ci sarebbe stata («Perché se Sala vince poi bisogna sostenerlo, e noi non c’entriamo nulla con l’ex city manager della Moratti»), oggi dice: «È evidente che se con la lettera Pisapia oltre ad auspicare il centrosinistra scende in campo con forza per tutelare la sua esperienza, sostenendo un candidato coerente, la questione cambia». Nessuna decisione è presa, però, «abbiamo sempre detto che decideremo con il territorio», continua Fratoianni, «e che il nostro candidato che più garantirebbe la prosecuzione del lavoro di questi anni è Pierfrancesco Majorino».

E se la lettera di Pisapia è stata accolta molto bene da pezzi del partito di Fratoianni, a partire a Claudio Fava (che aveva lasciato Sel ma ha aderito al gruppo parlamentare Sinistra Italiana) e da Dario Stefano, il senatore dato per ovvie ragioni spesso in uscita verso il Pd. Il coordinatore di Sel specifica che nulla cambia però nella linea nazionale, «che non è la linea mia ma è la linea del partito, decisa dalla direzione e dalla segreteria».

 


«Per noi è prioritario il progetto unitario di autonomia», dice Fratoianni, «perché sbagliano i tre sindaci quando immaginano che lo schema di un centrosinistra nazionale possa fermare l’avanzata delle destre. Le destre si fermano quando la sinistra fa e dice cose di sinistra, rinunciando alla subalternità che ha caratterizzato, in Francia come in Italia, le esperienze più recenti». «Ma abbiamo sempre detto», continua, «che lì dove ci sono esperienze di buon governo che si riesce a far proseguire lo faremo, ma senza partecipare alla trasformazione del centrosinistra in un’altra cosa, com’è accaduto in Parlamento e come con Sala accadrebbe a Milano».
Questo complica i rapporti con Civati? «Sono sicuro», dice Fratoianni, «che nella maggioranza delle città noi ci presenteremo insieme a Possibile. Ma il progetto unitario è una cosa che va oltre le sole amministrative».

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