Opere di Botticelli, uno dei primi oli su tela di Mantegna, ritratti di un maestro del colorismo veneto come Bellini. E poi un’opera giovanile di Raffaello, dalla luce chiara e dal paesaggio dolce. Mentre quello che Lotto dipinse nella tela Nozze mistiche di Santa Caterina pare fosse talmente bello che un soldato francese lo staccò e se lo portò via. Così si racconta nel film di Davide Ferrario L’Accademia di Carrara-Il museo riscoperto (Trailer), dedicato alla riapertura di questa straordinaria pinacoteca, dopo otto anni di lavori.

Madonna di Mantegna 1475

Madonna di Mantegna 1475

Non meno importanti in questo museo di Bergamo sono le tele dei maestri della ritrattistica padana, dal Foppa al Moroni, che per la prima volta ritrassero artigiani e lavoratori di ogni classe, riuscendo a raccontarne la personalità in modo acuto e penetrante, senza preoccuparsi del nome del soggetto ritratto e i suoi dati anagrafici, perché più importante era trasmettere il sentire e il modo di essere di quella persona che sembra venirci incontro dal quadro. Ciò che conta è la presenza viva e vibrante di quel mercante, di quella donna anziana, di quella ragazza che cattura la nostra attenzione con uno sguardo che pare interrogarci. E’ la nascita del ritratto moderno uno dei fili rossi che percorrono questo affascinante film che Ferrario ha realizzato raccontando la riapertura di questo museo bergamasco che vanta una collezione di oltre 600 dipinti, molti dei quali di maestri del Rinascimento e di secoli successivi fino ad arrivare a Pelizza da Volpedo (rappresentato dal romantico ritratto di Santina Negri, con un mano un fiore secco e una lettera) e ad artisti di primo Novecento.

Pisanello

Pisanello, Lionello d’Este, 1441

Chiusa nel 2008 per restauri, la Pinacoteca dell’Accademia è stata riaperta solo pochi mesi fa e questo film – prodotto da Rossofuoco e portato nelle sale da Nexo Digital – offre un coinvolgente viaggio nelle sale museali che vediamo a poco a poco tornare a piena vita, insieme ai suoi depositi ricchi d’arte, circondati da un giardino di piante antiche che il custode Cesare Marchetti, continua a curare, da quando nel 1973 quando s’innamorò della figlia del vecchio custode. Osservando questi quadri ogni giorno, via via con maggiore affezione, è risuscito a scoprire la firma di Evaristo Baschenis, semi nascosta nell’ombra, accanto a un drappo rosso che attraversa una magnifica natura morta da secoli senza un’attribuzione certa; una firma autografa che neanche i restauratori avevano notato quando avevano ripulito la tela.”Non ho fatto studi appropriati. Questo prima per me era un posto come un altro – racconta Marchetti nel film -, ma poi ho cominciato ad amare l’arte. Ho visto che c’era qualcosa di più e ogni giorno scoprivo in qualche quadro qualcosa di diverso. Tanto che ora che è stata cambiata la posizione delle tele, per me, è stato quasi un trauma. C’era una certa sequenza, ora cerco di cogliere i nuovi messi”.

Moroni

Moroni, Ritratto di Isotta Brembati Grumelli, 1550

Accanto alla sua testimonianza Davide Ferrario ha raccolto quella di Maria Cristina Rodeschini, responsabile della Carrara e della  Gamec, dello storico Romano  ma anche di personaggi come Giovanni Lindo Ferretti, qui a fare da contro canto cattolico cal confronto aperto fra alcuni giovani storici dell’arte studiosi dell’iconografia cristiana e alcune giovani esperte di arte musulmana. Un dialogo davanti alle telecamere per indagare i  temi dell‘aniconismo islamico e del culto delle immagini nel cattolicesimo.  Il divieto di rappresentare Dio nell’arte islamica – raccontano le giovani storiche dell’arte nel fim – non preclude la possibilità di rappresentazione della natura, “che anzi  è una lode alla perfezione del creato”.  In Europa si diffuse il culto immagini dopo l’iconoclastia  scoppiata a Bisanzio e lo scisma dalla Chiesa d’Oriente.  Per una molteplicità di ragioni, compreso il  fatto che nel medioevo  le pitture assunsero un valore  pedagogico e didattico  rivolto alla popolazione allora largamente analfabeta. “Le religioni hanno sempre cercato di mettere sotto controllo le immagini – commenta uno dei  partecipanti a questo vivo confronto –. Ma le immagini generano sempre un senso che è difficile tenere a bada”.

chauvet

grotte di Chauvet

Accanto a questo confronto sincronico fra la tradizione d’Oriente e di Occidente, affascinante è anche la ricerca diacronica, suggerita dal fim di Ferrario, sullo sviluppo della tradizione del ritratto,  prima di profilo, poi di faccia  o tre quarti arrivando a una sempre maggiore espressività. Il regista è andato a cercare le radici dell’arte del ritratto fin nrlls preistoria. Lo  ha fatto andando ad intervistare (nel suo studio-castello ad Oxford)  l’antropologo Desmond Morris.  “Il primo oggetto artistico che si conosce è una pietra con pochi segni incisi che la fanno sembrare un volto. Si tratta del Makapansgat Pebble è stato ritrovato nell’Africa meridionale e risale a tre milioni di anni fa” racconta l’autore de La scimmia artistica. L’evoluzione dell’arte nella storia dell’uomo (Rizzoli).  Poi sarebbero venute le grotte “affrescate” di Chauvet, risalenti a 36mila anni fa, di Altimira e Lascaux. “In questo caso  prevalgono ritratti di animali, in chiave piuttosto realistica, diversi da quelli stilizzati  di esseri umani che si trovano ai primordi dell’arte. Probabilmente dopo aver preso un animale durante la caccia- dice il professore – ne abbozzavano un rapido schizzo che poi realizzavano all’interno della grotta celebrando l’animale morto, dipingendone la figura come fosse in piedi.  Erano disegni molto accurati e precisi, ma anche molto evocativi”.

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Il regista Davide Ferrario

Queste antichissime realizzazioni, artisticamente già mature, fanno pensare che  l’arte sia qualcosa che connota profondamente la specie umana fin dalle sue origini, come capacità di creare immagini fiori di sé sulla roccia come su altri supporti; immagini di fantasia attraverso le quali gli artisti ci raccontano qualcosa di sé , della propria sensibilità e realtà interiore. “L’arte è qualcosa di assolutamente presente e necessario nella nostra vita”, conclude Morris. Anche per questo, con Davide Ferrario. diciamo che è importate aver restituito l’Accademia Carrara ai cittadini e che tutti possano conoscerla  e apprezzarne la bellezza. Anche attraverso il cinema.

   @simonamaggiorel

Grande arte al cinema. Il viaggio continua. Dopo gli Uffizi in 3D e il bel film di Davide Ferrario sulla riapertura del Museo dell’Accademia Carrara a Bergamo, c’è attesa per il film di David Bickerstaff  Goya visioni di carne e sangue ( in sala il 2 e il 3 febbraio) dedicato alla vita e l’arte di Francisco Goya e che racconta la mostra Goya: the Portraits della National Gallery di Londra, costruendo un ritratto del pittore attraverso opinioni di esperti internazionali, finestre sui capolavori e visite ai luoghi in cui l’artista spagnolo visse e lavorò. Ma non solo. Il 23 e il 24 Febbraio 2016 sarà nelle sale Leonardo Da Vinci-Il genio a Milano, che ripercorre la straordinaria mostra di Leonardo realizzata in occasione dell’Expo in Palazzo Reale. E ancora: Il 22 e il 23 Marzo 2016, Renoir Sconosciuto, il 3 e il 4 Maggio 2016 Istanbul e il Museo dell’Innocenza del premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, il 24, 25 Maggio 2016, Da Monet A Matisse-L’arte di dipingere giardini.

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