La sfiducia a Maria Elena Boschi finisce come era prevedibile, con il super ministro super blindato. E super soddisfatto di un intervento in effetti molto curato con cui ha risposto alle opposizioni, alla mozione presentata dal Movimento 5 stelle, votata anche dalla Lega e dalla sinistra (civatiani compresi). Non da Forza Italia, che è ormai costantemente spaccata, e ha preferito uscire dall’aula, facendo peraltro molto indispettire (o almeno così si è dipinto) Matteo Salvini. «Se Forza Italia non voterà la sfiducia al governo, ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative», ha detto il leghista. Vedremo.

L’intervento di Maria Elena Boschi, però – dicevamo – ha avuto molti passaggi interessanti. Sul merito delle azioni sue e dei suoi familiari di Banca dell’Etruria («Le mie azione oggi sono carta straccia come quelle di altre famiglie», ha detto facendo tutti i calcoli), certamente. E in fatto di retorica politica. C’è stato il momento emotional: «Io e i miei fratelli», ha detto ancora il ministro, «sappiamo quello che ha fatto mio padre per farci studiare, lui, figlio di contadini che per laurearsi faceva cinque chilometri al giorno a piedi, cinque all’andata e cinque al ritorno, e quaranta minuti di treno». C’è stato il momento Renzi pride: «Siamo il cambiamento di cui l’Italia ha bisogno e non ci fermerete». E pure uno un po’ Berlusconiano: «Fare il ministro a trentaquattro anni può attirare invidie e maldicenze». Il succo però è stato quello di dipingere il «populismo approssimativo e qualunquista» da una parte, contro «la serietà» dall’altra. Il partito della Nazione, contro i 5 stelle e chi li segue.

E possono notarlo in dieci o venti interventi, le opposizioni, che non è il governo ma la Banca d’Italia ad aver commissariato Banca Etruria e multato il Boschi padre. Possono ricordare che a maggio Boschi e Renzi promettevano una legge sul conflitto d’interessi (una migliore di quella che porta il nome di Frattini, si intende) entro giugno e che la legge è invece ancora ferma in commissione perché prima bisognava fare l’accordo con Berlusconi sulle riforme. Possono dire – lo fa Sinistra italiana, lo fanno i 5 stelle – che il governo dovrebbe separare le banche d’affari da quelle di risparmio (distinzione che esisteva, vi spiega Andrea Ventura sul numero di Left in edicola da domani). Dall’altra parte c’è il partito democratico che lancia l’hashtag #M5Sboomerang.

Lo lancia in un botta e risposta, propaganda contro propaganda, ma lo lancia con alcune ragioni. Ad ascoltare Maria Elena Boschi ci sono opposizioni già asfaltate di loro, che lei asfalta con destrezza.
Asfaltati i cinque stelle che – per inesperienza o foga – hanno presentato la mozione di sfiducia alla Camera, dove i numeri per il governo sono larghissimi («A me non interessa», difende la scelta Di Battista, in aula, «qui c’è una maggioranza incostituzionale. È ovvio che finisca così») e hanno poi trascinato la Lega, ma soprattutto Sinistra Italiana e Possibile (che si son fatte trascinare), nel gioco delle bandierine. Non è un caso che Arturo Scotto, capogruppo di Si, abbia speso metà del suo intervento a spiegare che il loro voto sarebbe arrivato per rifiutare «un referendum sul governo», per non esser dipinti come un vagone attaccato «al treno del governo».

Ma Maria Elena Boschi ha fatto la sua bella figura, oggi, e pazienza che in rete girerà anche il video di Alessandro Di Battista, che ha quasi perso la voce per strillare che «i partiti e le banche sono la stessa cosa» – e giù sui costi della politica – visto che «le prime emettono titoli tossici, e i secondi fanno leggi tossiche». Gireranno entrambi i video, virali. Propaganda contro propaganda.

E le altre opposizioni, tanto il centrodestra di Forza Italia (che infatti è divisa, ed è uscita dall’aula per nascondere la spaccatura) quanto la sinistra, sembrano non accorgersi che lo scontro ideologico tra 5 stelle e il partito della Nazione favorisce entrambi, come da sondaggi.

E per questo, entrambi, lo alimentano.

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